Iglesias.

«Ci sono troppi cittadini senza medico» 

La protesta: sono andato in pensione, ma 300 miei ex pazienti sono privi di assistenza 

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«La situazione dei pazienti scoperti, rimasti senza medico di base, era prevedibile già nel lontano 2022». È quanto dichiara Giorgio Madeddu, ex medico di base andato in pensione il 1° novembre, sulla questione dei medici di base carenti a Iglesias, la quale, secondo Madeddu, poteva avere soluzioni già da tempo: «A novembre ho chiesto alla Asl 7 come sarebbe stata gestita la situazione dei miei pazienti. Mi è stato detto che alcuni colleghi avrebbero aumentato il massimale e nessuno sarebbe rimasto senza medico. Ma la soluzione mi sembrava insufficiente: colleghi già sovraccarichi avrebbero garantito un’assistenza ridotta». Oggi, Madeddu stima che i suoi 1.500 pazienti abbiano trovato una soluzione solo parziale: «Alcuni hanno usufruito di ricongiungimenti familiari, aumentando il carico di tre colleghi già al limite, altri si sono trasferiti a Buggerru grazie a un medico disponibile per pazienti extra-ambito. Nonostante ciò, circa 300 pazienti restano senza medico, in attesa di una soluzione ignorata dai politici».

La situazione

Dello stesso parere anche il dottore Antonello Frongia, il quale dichiara che «è da tempo che la situazione sta degenerando, diversi di noi per mero spirito di servizio hanno in carico oltre 1800 pazienti ma ne seguono non poche decine attualmente senza medico di medicina generale. Giusto attivarsi ora, ma sarebbe stato il caso di accorgersene per tempo».

La lettera

Nel 2022 Giorgio Madeddu aveva scritto all’allora direttrice generale dell’Asl del Sulcis Iglesiente, Giuliana Campus, segnalando diverse falle nella gestione della medicina generale nel Sulcis, «condizione che ha prodotto disorientamento e sfiducia nel servizio sanitario da parte di migliaia di cittadini». Alla lettera aperta, Madeddu conferma di non aver mai ricevuto risposta. Oggi esistono alcune soluzioni sul tavolo, tra cui, in extremis, quella di istituire gli Ambulatori straordinari di comunità territoriale (Ascot). Ma secondo il segretario regionale del sindacato dei medici, Domenico Salvago, gli Ascot possono fare ben poco: «Il fatto è che arriveremo a un punto in cui non ci saranno neanche più medici disponibili per supplire. Tutto questo è figlio di una volontà politica che non viene affrontata concretamente». Il problema non riguarda solo Iglesias: «Nel mio ambito territoriale sulcitano eravamo sei medici e l’anno prossimo ne resterà uno solo. I posti vengono pubblicati ogni anno, ma spesso restano deserti perché nessuno vuole andarci. È una questione di appetibilità», aggiunge Salvago.

Il sindacalista spiega infatti che le nuove leve di medici, pur necessarie, non scelgono più la medicina generale, soprattutto in zone difficili: «È un lavoro impegnativo, con grande responsabilità, e quando il sistema sanitario non funziona, il carico ricade tutto sul medico di base».

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