Il focus.

Chiude un negozio ogni giorno 

Sparite quasi 600 attività negli ultimi due anni, boom di bar e ristoranti 

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Quasi uno al giorno. Solo a Cagliari. Perché nel resto dell’Isola la crisi dei negozi è ancora più dura. Ne sono spariti quasi seicento negli ultimi due anni. Un’ecatombe. Chiudono botteghe storiche e supermercati, si svuota il centro storico: un negozio chiuso su dieci, in pratica. Numeri che arrivano dal Centro studi della Confesercenti Provinciale di Cagliari. Un’analisi che non si limita alla conta dei danni: altri dati tratteggiano un’evoluzione sociale in atto. Nello stesso arco di tempo, infatti, sono cresciute le attività di alloggio e ristorazione. Lo studio non descrive dunque una semplice crisi di settore, ma un cambiamento strutturale del tessuto urbano. E lo fa con un’aggravante: il fenomeno accelera, perché il tasso medio annuo della desertificazione commerciale cresce ogni anno.

Le cause

«I numeri evidenziamo una certa tendenza che ormai da oltre un decennio sta caratterizzando lo sviluppo imprenditoriale della nostra città», spiega Nicola Murru, direttore della Confesercenti Provinciale di Cagliari. «La nostra distribuzione commerciale, fondata sulla micro e piccola impresa commerciale, si è completamente modificata per diverse ragioni, la prima delle quali, a nostro avviso, nasce dalla liberalizzazione delle attività commerciali che, dal 2005 in poi, ha di fatto aperto il territorio alle grandi strutture di vendita, modificando le abitudini dei consumatori e indebolendo in modo irreversibile il piccolo commercio cittadino. Ma non solo: il commercio online, soprattutto nel settore moda e in quello dell’elettronica, è diventato uno dei principali concorrenti del commercio in sede fissa. Occorre uno sforzo per adeguare l’attività commerciale tradizionale verso una più efficiente modalità, con l’utilizzo degli strumenti informatici e delle grandi opportunità che l’intelligenza artificiale consente di sfruttare in tutti i settori, compreso quello della distribuzione commerciale», aggiunge.

Le relazioni

Non è affare solo dei commercianti evaporati, il problema riguarda una città svuotata che, di conseguenza vede relazioni che si indeboliscono e una comunità che rischia di perdere i propri punti di riferimento. Lo spettro evocato da un centro storico punteggiato da vetrine spente è la desertificazione commerciale che va a braccetto con l’avanzare del degrado urbano. Il risultato è evidente passeggiando tra le vie del centro: vetrine vuote, cartelli “affittasi” e locali sfitti che rimangono inutilizzati per mesi. La crisi colpisce soprattutto i negozi di abbigliamento, le piccole attività artigianali e alcune botteghe storiche che rappresentavano un presidio sociale oltre che commerciale. La chiusura di un negozio non significa infatti soltanto perdita economica, ma anche meno vita nei quartieri, meno relazioni umane e maggiore percezione di degrado. «Il settore soffre ormai da troppi anni, senza peraltro che si stia provando a trovare una soluzione per fermare l’emorragia», afferma Marco Medda, presidente provinciale di Confesercenti. «La presenza delle grandi strutture di vendita, unita all’assenza di programmazione dal punto di vista commerciale della città sta provocando un cambio totale del sistema distributivo di Cagliari: è sufficiente fare due passi per le principali vie dello shopping per notare la loro trasformazione in nuove vie della somministrazione di alimenti e bevande.Occorre un piano del commercio che dia indicazioni, anche coraggiose, su quali nuove tipologie merceologiche possono essere presenti nel centro storico, facendo si che certe altre attività si spostino verso altre zone della città».

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