Lo scandalo

«Chi ha abusato di noi è stato protetto» 

Caso Epstein, la rabbia delle vittime: la loro identità non è stata tutelata dal governo americano 

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Washington. Una «vergogna». «Scandaloso». Le vittime di Jeffrey Epstein non nascondono la loro rabbia di fronte ai nuovi 3,5 milioni di documenti pubblicati. Nonostante le settimane di revisioni ed esami da parte del Dipartimento di Giustizia, le loro identità - denunciano - non sono state protette mentre i «nomi di chi ha abusato sono stati nascosti». Palesemente frustrate e tradite da quel sistema che, a loro avviso, avrebbe dovuto tutelarle chiedono «giustizia e verità»: vogliono la pubblicazione di «tutte» le carte a disposizione delle autorità e i nomi di «ogni responsabile e complice» di Epstein.

Battaglia

«Non ci fermeremo fino a quando la verità non sarà completamente svelata», hanno annunciato. Il prossimo appuntamento per loro è l'11 febbraio, quando la ministra della giustizia Pam Bondi sarà sentita dalla commissione giustizia della Camera. Un'audizione che si presenta in salita per Bondi, “allontanata” dall'amministrazione dal caso Epstein dopo vari passi falsi che hanno esposto la Casa Bianca a molte critiche. Il dossier dell'ex finanziere fa capo ora a Todd Blanche, il viceministro della Giustizia fedelissimo di Donald Trump, di cui era il legale personale.

L’annuncio

È Blanche che in conferenza stampa ha annunciato che questa tranche di documenti sarà l'ultima, malgrado le informazioni ben più voluminose ricevute - circa sei milioni di pagine - dal Dipartimento di Giustizia. Dilungandosi sul processo di revisione, il viceministro ha sottolineato che molte pagine non vedranno mai la luce per vari motivi, in primis perché mettono a rischio indagini federali, ma anche perché contengono foto di abusi su bambini o informazioni personali sulle vittime.

Spiegazioni che non sono passate inosservate né alle vittime di Epstein né ai democratici. «Non può dire di aver completato la diffusione finché non saranno pubblici tutti i documenti legalmente richiesti», hanno osservato le vittime.

Accuse

Ancora più duri i toni dei democratici che hanno accusato il Dipartimento di Giustizia di aver violato la legge, l'Epstein Transparency Act, approvata dalla quasi totalità del Congresso. Al governo i liberal chiedono di avere accesso a tutte le carte nella versione integrale e senza alcun tipo di censura in modo da poter fare le loro valutazioni. «Il Dipartimento di Giustizia ha identificato potenziali 6 milioni di pagine ma ne sta pubblicando 3,5 milioni dopo la revisione. Questo solleva dubbi sul perché il resto non è reso noto», ha messo in evidenza il deputato democratico Ro Khanna, cavalcando un sospetto che circola da mesi sulla voglia dell'amministrazione di tutelare il presidente. «Trump e il suo Dipartimento di Giustizia hanno ora detto chiaramente di non voler pubblicare il 50% dei documenti relativi a Epstein pur affermando di aver pienamente rispettato la legge. È scandaloso e preoccupante», gli ha fatto eco l'altro democratico Robert Garcia.

Maggioranza

Finora fra i repubblicani regna il silenzio. Il partito è già alle prese con varie grane, dal tentare di mantenere un fronte compatto sullo shutdown e alla nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Fed, e non può permettersi altre sviste. Il caso Epstein però agita e aleggia sulle elezioni di metà mandato. Al voto mancano ancora mesi ma il dossier è caro al movimento Maga e il rischio è che se le polemiche continueranno le difficoltà dei conservatori potrebbero solo aumentare. Già costretti a fare i conti con l'effetto boomerang della stretta all'immigrazione con le tensioni a Minneapolis, i repubblicani temono che lo scandalo si riveli uno scoglio troppo grande da superare. La promessa trasparenza del governo infatti si è fatta attendere e secondo le critiche, anche quelle dietro le quinte all'interno del partito, è lungi dall'essere stata assicurata.

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