Il conflitto

Cherosene da Sarroch per gli aeroporti sardi 

Cuccureddu: tagli ai voli? Per l’Isola un disastro Boeddu (Cgil): la Regione copra eventuali rincari 

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L’ipotesi di futuri razionamenti del cherosene per gli aerei sarebbe sembrata assurda un mese fa: oggi non è più fantascienza. Gli esperti sottolineano la consistenza delle scorte, ma il jet fuel ha raggiunto i 1.900 dollari a tonnellata sul mercato europeo e a Pasqua diversi aeroporti italiani sono rimasti a corto. Quel che è peggio, l’evoluzione della guerra fa temere tempi lunghi per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Risultato: nessuna compagnia aerea può sbilanciarsi sulla programmazione da luglio in poi, e alcune, anzi, ipotizzano esplicitamente una prossima riduzione dei voli: RyanAir, per citarne una che i sardi conoscono bene ed è fra le più tutelate per mezzo di specifici prodotti finanziari ( fuel hedging ), dichiara di avere scorte «fino a metà/fine maggio» ma se la situazione non si sbloccherà entro fine aprile potrebbe tagliare il 5-10 per cento dei voli già a luglio.

«Tutele per le isole»

«Le previsioni più catastrofiche – ha rincarato la dose ieri l’assessore regionale al Turismo Franco Cuccureddu – parlano di un taglio (se la guerra dovesse andare avanti ancora per un mese) di circa un terzo dei collegamenti aerei a livello mondiale. Sarebbe una catastrofe per il sistema della mobilità complessiva a livello mondiale, e il primo comparto a essere toccato sarebbe quello del turismo. Speriamo – ha aggiunto – che il Governo intervenga per mantenere le riserve soprattutto nelle isole: per noi diventa indispensabile avere scorte sufficienti per l'approvvigionamento aereo perché da noi il trasporto aereo è fondamentale per qualunque forma di mobilità».

Il segretario generale della Filt Cgil Sardegna, Arnaldo Boeddu, chiede alla Regione «di pensare fin da ora di utilizzare parte dei risparmi sulle gare in continuità assegnate alla fine del mese di marzo per compensare eventuali aumenti» del costo dei biglietti: «I trasporti dell’Isola debbono essere garantiti ai prezzi preventivati inizialmente».

Jet fuel made in Sardinia

Al momento nei tre aeroporti sardi non si segnalano difficoltà. A rifornirli di cherosene è la raffineria di Sarroch, dove si lavora il petrolio in arrivo dalla Libia: nessun passaggio da Hormuz, dunque. Ma a preoccupare gli addetti ai lavori non è tanto l’interruzione della rotta da cui fino al 28 febbraio transitava un quinto del greggio mondiale, ma la “fame” statunitense di prodotti raffinati: benzina, gasolio e, appunto, jet fuel . In questo quadro, ha riferito al Corriere della Sera l’esperto di mercati energetici Salvatore Carollo, si inserirebbero gli incontri tra il presidente Trump e gli amministratori delegati delle società che gestiscono le raffinerie di Priolo (Trafigura) e Sarroch (Vitol). Dalla Saras, al riguardo, nessun commento.

Ad Alghero, Cagliari e Olbia lo stoccaggio del carburante nei depositi aeroportuali e il rifornimento dei velivoli è gestito da due società: la Nautilus Aviation e la Carboil. Filippo Ferrarelli è il videdirettore operativo di quest’ultima: «Non ci risultano segnali di preoccupazione per la consistenza delle scorte», assicura. Incluso lo scalo di Brindisi, uno dei 23 dove opera Carboil. «Compagnie petrolifere e compagnie aeree – spiega Ferrarelli – stipulano dei contratti di fornitura. Il nostro compito è, quando la compagnia aerea ha bisogno di carburante, di contattare la compagnia petrolifera con cui ha stipulato il contratto e prendere in consegna il quantitativo pattuito». Perché negli ultimi giorni sono circolati questi avvisi (i Notam) che segnalavano scarsità di scorte in vari aeroporti italiani? «Ce lo chiediamo anche noi», giura il manager.

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