Allarme degli artigiani sardi: introvabile il 55% dei lavoratori qualificati richiesti. Addetti ormai vicini alla pensione e senza ricambio generazionale. E il mancato passaggio di consegne provoca danni alle imprese per oltre 200 milioni di euro. È la denuncia di Confartigianato Sardegna. «Le imprese - spiega il presidente Giacomo Meloni - offrono aumenti salariali e più tempo libero, ma non basta: necessario il supporto delle istituzioni e delle scuole: puntare su formazione qualificante».
Il report
I dati parlano chiaro: le piccole e medie aziende hanno programmato l’assunzione di 15.290 addetti ma ne hanno trovati solo 6.840, con una difficoltà di reperimento che è arrivata al 55,3%, contro il 53,7% del 2024, equivalente a 8.450 unità. Questo divario grava sul comparto per 206 milioni di euro di danni causati da mancati introiti. In questo difficile contesto cresce anche l'età media dei dipendenti: 43 anni contro i 38 di circa 20 anni fa. Considerando tutto il panorama delle imprese sarde (anche al di fuori del mondo dell'artigianato), è difficile reperire il 46,3% (nel 2024 era il 42%) della manodopera necessaria, pari a 74.190 posti.
L’offerta
Secondo Confartigianato, le cause del fenomeno sono molteplici. Sul lato dell'offerta pesa innanzitutto la crisi demografica, aggravata dall’invecchiamento della popolazione e dall’elevata inattività giovanile. Incide anche il disallineamento tra formazione e fabbisogni delle imprese: nel 35,7% dei casi la difficoltà deriva dalla mancanza di candidati, nel 18,9% da una preparazione inadeguata. A questi fattori si aggiungono la rapidità della transizione digitale, e le nuove aspettative delle giovani generazioni, sempre meno attratte dal posto fisso e più orientate verso forme di lavoro autonomo.
Gli introvabili
I lavoratori “introvabili” sono tanti: muratori al 68,9% (7.650 unità), personale senza qualifica per servizi di pulizia e generici al 45%, autisti di camion e mezzi pesanti al 64,4% (3.960 unità), elettricisti al 73,2% (2.240), acconciatori al 64,5%, meccanici e manutentori di automobili, 78,5%, idraulici al 54,3%, autisti di taxi e furgoni al 46,3%, conduttori di macchine per movimento terra al 64,4%, panettieri e pastai al 66,1%, e altri.
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