La disciplina per aprire case e ospedali di comunità in Sardegna non dà garanzie di sicurezza ai pazienti. Il sistema di gestione della Fondazione del Trenino verde, invece, non rispetta il codice civile. Ne è convinto il Consiglio dei ministri, che ha impugnato davanti alla Corte costituzionale le due leggi approvate dal Consiglio regionale che regolano le materie. La prima è la legge di Stabilità, solo nella parte che riguarda le strutture sanitarie (il resto è stato giudicato legittimo). La seconda è stata approvata lo stesso giorno, il 6 febbraio. E fanno salire a tredici le norme dell’era Todde finite davanti alla Consulta per volere del Governo Meloni, che contesta sconfinamenti di competenze suddivise tra Stato e Regione e, quindi, l'incostituzionalità. Le impugnazioni sono state proposte dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli.
Le case di comunità
Il Consiglio regionale aveva inserito nella legge di stabilità la disciplina per concedere le autorizzazioni necessarie per l’apertura di ospedali e case di comunità: strutture finanziate con i fondi del Pnrr considerate fondamentali per cercare di dare respiro alla sanità sarda in ginocchio. Un sistema semplificato che, nelle intenzioni, doveva imprimere un’accelerata alle pratiche: erano previsti dei via libera transitori, della durata di 12 mesi, da concedere sulla base di autocertificazioni dei gestori che dovevano dichiarare – sotto la loro responsabilità - di possedere i requisiti minimi strutturali, organizzativi e tecnologici per erogare i servizi. Per il Governo così è troppo facile. E in violazione delle norme sull’accreditamento delle strutture sanitarie.
I rischi
«Il sistema autorizzatorio statale», si legge nel provvedimento di impugnazione, «è fondato sul principio della verifica preventiva dei requisiti, condizione necessaria per l’esercizio dell’attività sanitaria. Ne consegue che subordinare il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio alla semplice autodichiarazione non si concilia con i principi fondamentali di tutela della salute e sicurezza delle cure». Insomma: in Sardegna, secondo il Governo, rischiano di essere aperte strutture inadeguate, «con indebolimento delle garanzie poste a tutela della sicurezza delle prestazioni sanitarie». I pericoli? «Rischio infettivo, inadeguatezza del personale, mancata gestione delle emergenze, scarsa qualità diagnostica».
Il trenino verde
Nella stessa seduta il Consiglio regionale aveva approvato anche la legge per la «valorizzazione delle ferrovie turistiche della Sardegna» e di «disciplina degli organi della Fondazione Trenino verde storico». Se l’iniziativa è stata lodevole, il Consiglio dei ministri – i suoi uffici legislativi – ne contesta le modalità di attuazione. La norma di febbraio prevedeva un presidente, una Giunta esecutiva, un’assemblea di partecipazione e il revisore dei conti. Ma anche modalità di nomina e assegnazioni di attribuzioni di competenze tutte “sarde”. Il problema, secondo il Cdm, è che si tratta di un ente privatistico e, come tale, alla Fondazione si applicano le regole del codice civile, uguali per tutti in tutta Italia sulla base di leggi dello Stato. La norma sul Trenino verde sarebbe due volte incostituzionale: «Perché invade un ambito materiale riservato in via esclusiva allo Stato», si legge nell’impugnazione, e «perché si discosta dai principi e dalle coordinate sistematiche tracciate dalla legislazione statale, generando una disciplina disarmonica e incompatibile con l’assetto unitario dell’ordinamento civile».
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