Cristina, Rossella, Francesco, Loredana, Alessandro e Matteo, sei storie, sei sogni e un obiettivo: trasformare le ferite della vita in opportunità. Così come ha fatto la Fenice, l’uccello mitologico capace di risorgere a vita nuova dalle proprie ceneri, dal quale prende nome la Casa di via Friuli, dove il Comune sta realizzando un’iniziatica di co-housing nell’ambito del progetto “Percorsi di autonomia per persone con disabilità”. Che punta a ottenere autonomia e inserimento nel mondo del lavoro grazie al servizio di orientamento professionale, attraverso il bilancio delle competenze, il mentoring e la ricerca di lavoro fino all’attivazione di tirocini formativi.
Le occasioni
Casa Fenice vuole andare altre la mera assistenza, vuole offrire alla persone fragili opportunità di inserimento nel mondo del lavoro. Ieri mattina l’assessora alla salute e benessere dei cittadini Anna Puddu ha fatto il bilancio dell’attività di “Casa Fenice”. «Questo progetto, realizzato grazie a fondi del Pnrr e comunali, coinvolge 12 persone che si avvicendano in gruppi di sei. A febbraio, grazie al supporto della cooperativa Agape, si conclude il primo ciclo: 3 ragazze e 3 ragazzi ai quali abbiamo proposto un percorso formativo in ambito digitale e un tirocinio coerente con la formazione che ho svolto qui: assistenza digitale, social media marketing e podcasting».
L’emozione
Alessandro, 27 anni, accompagnato dal suo inseparabile labrador Voodoo, a stento riesce a trattenere l’emozione mentre racconta la sua storia. «È stata mia madre a iscrivermi poco prime che morisse. “Fidati di te stesso, figlio mio”. E così ho fatto aderendo all’iniziativa che per me ha significato ritrovare la vita dopo la morte». Alessandro ha ben chiaro il suo percorso. «Voglio diventare life coach e business coach, aiutare le persone a realizzare i propri obiettivi. Presto, grazie anche alla formazione ricevuta, preparerò un podcasting. I valori che abbiamo condiviso nella casa, per noi sono un’eredità da trasmettere al prossimo gruppo: la disabilità non ci condiziona, anzi è un punto di forza».
Scelta consapevole
Rossella sprizza energia e simpatia da tuti i pori. Anche lei ospite di Casa Fenice, spiega come e perché la struttura ha preso il nome dall’uccello sacro egiziano. «Abbiamo fatto una scelta consapevole e attenta. Questa figura mitologica viene riconosciuta come simbolo di rinascita, ma anche per le sue doti curative, grazie alle lacrime che curano le ferite». Non solo valori simbolici. «Questo progetto non è solo solo un riscatto ma anche un’opportunità che ci consentirà di essere inclusi nella società».
Casa domotica
Cristina si muove su una sedia a rotelle ma a Casa Fenice ha trovato spazi e dispositivi a sua misura. «Qui ho trovato operatori e ospiti stupendi. Questa villa domotica mi aiuta a diventare autonoma grazie alle sue caratteristiche. Il piano cottura a induzione mi permette di entrare con la carrozzina, il lavabo a incasso mi consente di lavarmi con comodità, nelle stanze ci sono le maniglie che mi danno la possibilità di tenermi da sola, senza il bisogno dell’aiuto di due persone».
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