La richiesta di aiuto di Donald Trump resta sospesa nel vuoto. Molti Paesi, si è detto certo il tycoon senza lesinare nomi a favore di social network, sarebbero pronti a inviare unità navali per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. E, secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione prevede di annunciare già questa settimana che diverse nazioni hanno accettato di formare una coalizione che scorterà le navi lungo il corridoio che si estende lungo la costa iraniana, anche se sarebbero ancora in corso discussioni per stabilire se tali operazioni inizieranno prima o dopo la fine delle ostilità. Ma dalle capitali alleate non è arrivata alcuna adesione. Anzi, da Berlino è arrivato in serata un secco no che rischia di condizionare la linea europea: il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ai microfoni dell’Ard ha escluso una partecipazione ad un eventuale intervento internazionale per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, la cui sicurezza - ha sottolineato - potrà essere garantita «solo attraverso una soluzione negoziata» e «parlando anche con l’Iran». Dall’Asia all’Europa prevale la cautela, dettata dal timore di restare invischiati nella crisi, anche alla luce degli avvertimenti rivolti da Teheran alla comunità internazionale, esortata ad «astenersi da qualsiasi azione che possa portare a un’escalation». All’indifferenza della Cina ha fatto da contraltare la Corea del Sud, l’unica ad aprire all'istanza americana. Una riflessione che si fa strada anche a Bruxelles, dove si valuta l'ipotesi di rafforzare l'operazione navale europea Aspides nel mar Rosso, trovando tuttavia i Ventisette già divisi e una netta contrapposizione tra Parigi e Berlino.
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