La crisi.

Carles Puigdemont può tornare in Spagna E Sanchez rilancia 

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In un momento molto tempestoso per la Spagna l’esilio di Carles Puigdemont, durato quasi nove anno di esilio, è di fatto finito. L'ex presidente della Generalitat e leader dell'indipendentismo catalano può rientrare in Spagna senza rischiare l'arresto, dopo che il Tribunale Supremo ha dichiarato "senza effetto" il mandato nazionale di cattura nei suoi confronti e degli ex consiglieri catalani Antoni Comin e Lluis Puig. La svolta arriva dopo che la Corte costituzionale ha avallato l'amnistia anche per il reato di malversazione, chiudendo così uno dei capitoli giudiziari più controversi di questi ultimi anni. L'amnistia per i leader del processo indipendentista del 2017 è stata la contropartita politica dell'accordo che ha consentito a Sanchez nel novembre 2023 di ottenere la fiducia del Congresso e un nuovo mandato alla guida del governo, grazie al voto degli indipendentisti catalani, fra cui Junts, il partito di Puigdemont. Con la decisione dell'Alta Corte, «sono stati sconfitti i poteri pubblici che hanno ritardato e complicato l'applicazione della legge di amnistia, in vigore da 2 anni e 4 mesi», ha commentato da Waterloo Puigdemont, fuggito in Belgio nell'ottobre 2017, dopo la proclamazione unilaterale dell'indipendenza della Catalogna, evitando l'arresto assieme ad altri componenti del suo governo. Intanto il premier Pedro Sanchez, nell'annunciare l'approvazione di ventuno misure per far fronte all'emergenza abitativa, ha dichiarato che «questo governo non lascia abbandona la gente, non permetteremo che ci sia nessun altro sfratto in Spagna».

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