Guspini.

Caritas, la busta della spesa per 123 famiglie 

La presidente del centro d’ascolto: «Tanti malati e nuovi disoccupati» 

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Con l’incremento medio del costo della vita e con quelle fragilità improvvise che possono travolgere chiunque, a Guspini crescono i poveri invisibili. Per questo il lavoro della Caritas, attraverso il Centro d’ascolto Monsignor Spettu, realtà del terzo settore, è diventato essenziale per numerose famiglie. Solo nel 2025 il Centro ha distribuito 1500 pacchi di beni essenziali e seguito, in circa 600 ore di ascolto, 123 nuclei familiari, molti in condizioni di povertà stabile. Nel 2026 le richieste sono ulteriormente aumentate: crescono infatti i casi di disoccupazione, lavoro precario e difficoltà nel pagare bollette, affitti, farmaci e cure mediche. In aumento anche disagio psicologico, solitudine e precarietà abitativa.

La squadra in campo

«Già nei primi tre mesi del 2026 abbiamo ricevuto una decina di nuove richieste: l’aumento del costo della vita incide in modo esagerato su redditi di pura sopravvivenza», spiega Isa Saba, presidente del Centro Monsignor Spettu. Il servizio riesce a proseguire soprattutto grazie ai volontari: «Riusciamo a reggere per la forza del lavoro dei venticinque volontari e per la condivisione dei carichi nel direttivo, insieme al sostegno di tanti amici». Un anno fa l’associazione ha stipulato una convenzione con il Comune che prevede un’interlocuzione con il servizio sociale per interventi urgenti e una quota di rimborsi per le attività assistenziali. «La grande maggioranza di coloro che vengono al centro è seguita anche dal servizio sociale, ma i rimborsi negli ultimi anni sono sempre meno», aggiunge il vicepresidente Michele Lupo.

La solitudine

Dietro i numeri ci sono storie spesso silenziose. «Invisibile è la persona che, dopo una malattia, non può più lavorare e passa mesi prima di ottenere i sussidi adeguati. Invisibile è chi viene rimandato da un ufficio all’altro senza risposte, chi non ha internet o una rete familiare che lo sostenga», racconta Saba. «Invisibile è anche chi resta chiuso nel proprio trauma e chi, pur riuscendo a reagire, trova nel nostro sostegno un aiuto per alleggerire ansie e difficoltà».

Dignità da sostenere

Secondo Lupo manca ancora una reale integrazione tra servizi pubblici e sociale. «Il progressivo indebolimento della sanità pubblica colpisce soprattutto le persone fragili e aggrava malattie e isolamento». Il Centro riesce a operare grazie a donazioni, 5xmille e fondi dell’8x1000 della Diocesi di Ales-Terralba. Don Marco Statzu, direttore della Caritas diocesana, sottolinea: «Non basta distribuire pacchi alimentari: bisogna accompagnare le persone fuori dalla difficoltà, attraverso il welfare e la ricerca di un’occupazione. Nessuno dovrebbe essere privato della possibilità di sostenere dignitosamente la propria famiglia lavorando. Occorre fare in modo che il sistema pubblico e la sussidiarietà del Terzo settore e della Chiesa aiutino le persone ad emanciparsi».

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