I 100 anni dal Nobel.

«Carissimo Boboricu ti scrivo», la lettera di Franz Madesani Deledda a Cambosu 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Una memoria che tesse trame. C’è ancora lei, Grazia Deledda, presente in assenza, in questo rapporto solidale fra figli e parenti, fra figli e nipoti, che finalmente conoscono Nuoro, e altri familiari di cui si riporta il ricordo. Una Grazia Deledda che si accinge a ritornare laddove era partita quasi 60 anni prima.

Cugini

La lettera che Franz, il figlio secondogenito (Sardus era morto nel 1937), invia da Roma, il 7 maggio 1957, a Salvatore Cambosu, l’autore di “Miele amaro” e “Una stagione a Orolai”, è la prova degli ottimi rapporti tra i due: del resto i due scrittori erano cugini, essendo la madre di Grazia, Maria Francesca, sorella di Gavino, padre di Salvatore.

Per questo, ma non solo, Franz decide che i libri di Salvatore saranno “vicini a quelli di mia madre, a dimostrazione che l’Arte letteraria è ereditaria del ramo Cambosu”. In poche righe si dipinge un prezioso quadretto familiare per i riferimenti a Nicolina, la sorella minore di Grazia, e Mirella, la nipote amatissima della scrittrice, figlia della sorella Peppina. Inoltre, si viene a sapere che entrambe le donne lavorano per una boutique di Roma che esporta in America stoffe preziose.

Queste informazioni seguono quelle sui familiari più stretti: i figli e la moglie Fernanda. Insieme, il bizzarro racconto su un giovane cagliaritano.

Francesco Ciusa

Ma è riferimento particolarmente interessante quello allo stato dei lavori della Chiesa della Solitudine di Nuoro che accoglie le spoglie mortali di Grazia Deledda dal 1959. Franz, con il suo entusiasmo, è decisamente lontano dalla critica mossa da Francesco Ciusa, il 13 marzo del 1947, al Comune di Nuoro e al Comitato Nuorese per le Onoranze a Grazia Deledda. L’invito del grande scultore era stato a quel tempo perentorio: “Niente sistemazione della Chiesa. È profanazione non lasciarla quella che è, nuda e cruda, come l’ha vista e sentita la nostra grande … Anche internamente lasciarla quello che è.” Una voce, la sua, pur cosi autorevole, che rimarrà inascoltata. Forse la voce della memoria più autentica: tutto rimanga inalterato, come ai tempi in cui viveva Grazia e come lei avrebbe verosimilmente voluto: così interpretava l’artista, diversamente da Franz, figlio di Grazia, come dimostra con chiarezza questa lettera preziosa.

La missiva

Carissimo Boboricu,

abbiamo cambiato casa da oltre un anno e mi devi scusare se non ti ho comunicato i nostro nuovo indirizzo. Ti ringrazio del pensiero di volermi inviare i tuoi ultimi due libri; sapendo bene quanto siano avari gli editori nel dare le copie ai loro autori, ti prego di inviarmi “Miele amaro” che forse non si trova più, mentre io acquisterò alla libreria Hoepli “Una stagione a Orolai”.

Metterò i tuoi libri vicini a quelli di mia madre, a dimostrazione che l’Arte letteraria è ereditaria del ramo Cambosu.

Un episodio curioso: alcuni mesi orsono mi ha scritto un giovane cagliaritano, tale Antonio Spensatello Fais, dicendomi di essere un grande conoscitore dell’Opera della mamma e che, come tale voleva presentarsi a … “Lascia o raddoppia?”Però, volendo colmare alcune lacune, mi chiedeva vari volumi dei romanzi di mia madre (!).

Gli risposi che non avevo copie in più ma che avrebbe potuto trovare quanto gli occorreva alla biblioteca municipale o a quella comunale; per eventuali suggerimenti, consigli, ecc. poteva rivolgersi a te e gli ho dato il tuo indirizzo. Mai saputo più nulla.

Noi tutti, grazie a Dio, stiamo bene. Grazia è quasi al quarto anno di Belle Lettere (Filologia Moderna), Sandro al II Liceo e Massimo in IV ginnasio. Nanda è la “domatrice”, o meglio la “dominatrice” di casa e fa filare tutti, me compreso, sul filo del rasoio.

Per Pasqua sono stato a Nuoro con il mio minore che ancora non conosceva la Sardegna. È stata una bella gita e, rivedere i luoghi interni, è per me sempre una grande gioia.

La “Solitudine” è ormai ultimata e ne è venuta fuori veramente un gioiello; devono ancora sistemare il viale. Si prevede che la traslazione sarà fatta nella primavera del prossimo anno.

Zia Nicolina sta bene; è vecchina, vecchina; esce di rado e lavora, lavora e aiuta Mirella nel confezionare delle bellissime “Robe”per Signora che una Boutique di Roma invia in America.

È senza dire che se avrai occasione di venire a Roma, ti attendiamo a casa. Troverai sull’elenco il nostro numero di telefono.

Con questa speranza ti saluto e ti abbraccio affettuosamente,

Franz

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?