Dolianova.

«Caricavamo balle di foraggio» 

La tesi dei due arrestati per le 9mila piante di marijuana: la gip li lascia in cella 

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Efisio Dessì ha respinto le accuse: nessuna coltivazione illecita di marijuana, si trovava nel terreno di Dolianova dove i carabinieri avevano trovato le oltre 9mila piantine di canapa indiana solo per aiutare l’amico Ignazio Atzeni, titolare dell’area, a caricare balle di foraggio.

Indagini

Giustificazione resa ieri davanti alla giudice delle indagini preliminari Elisabetta Patrito a Cagliari nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto eseguito sabato dagli uomini dell’Arma come esito di un servizio di appostamento e controllo. Ma questa verità alternativa a quella ipotizzata dagli investigatori non ha prodotto effetti, perché la gip ha applicato nei loro confronti la misura cautelare in carcere con la medesima accusa mossa inizialmente: traffico di sostanze stupefacenti. E l’inchiesta non è conclusa, perché nel provvedimento ci sono diversi omissis che fanno capire quanto ancora si stia scavando. Tanto che, a quanto pare, ci sarebbero due ricercati.

Il blitz

I carabinieri dell’aliquota operativa della Compagnia di Dolianova e quelli del Comando Provinciale di Cagliari col supporto dallo Squadrone eliportato “Cacciatori di Sardegna” di Abbasanta sono interventi nel pomeriggio di quattro giorni fa in località Funtana e Pirastu, campagne del paese, dove aver osservato i movimenti intorno al terreno e dentro un capannone. Nel fondo di proprietà di Dessì, 50 anni, di Dolianova, erano transitati più veicoli e persone tra le quali Atzeni, 58 anni, di Pimentel, il quale era entrato in una serra trattenendovisi per un lungo periodo. Così alle 15,30 è cominciato il blitz.

La scoperta

Nel capannone sono state trovate oltre 9mila piante divise in 54 filari, altre già estirpate e in via di essiccazione, attrezzature ritenute utili per la coltivazione e la raccolta del prodotto. Poi c’erano locali con ventilatori, sistemi di aerazione e ganci, strumenti per il confezionamento delle possibili dosi e un furgone, preso a noleggio, con all’interno uno “jammer” capace di emettere disturbi sulle frequenze di telefoni e similari. Un dispositivo elettronico utile, nella ricostruzione investigativa e anche a parere della gip, per impedire il tracciamento e i controlli delle forze dell’ordine. Inoltre nell’abitazione di Dessì, all’interno del terreno sul quale insiste la serra, c’erano le chiavi di accesso a quei locali, bilancini di precisione, bustine e materiali per il sottovuoto, strumenti da taglio; in quella di Atzeni altre bilance di precisione e materiale per il confezionamento. Elementi che hanno spinto i carabinieri a procedere con l’arresto.

La decisione

Ieri le dichiarazioni spontanee in Tribunale. Atzeni ha sostenuto la tesi delle balle di foraggio; Dessì ha detto che il terreno era diviso in due parti, una (quello dove si trova la serra) di proprietà della madre e affittato ad altre persone (che però non ha saputo indicare), l’altra di proprietà del fratello. E qui si trovava al momento dell’arrivo dei militari.

Tesi bocciata dalla gip, la quale ha parlato di una «qualificata probabilità di colpevolezza» dei due indagati «per la coltivazione illegale» di un «rilevante quantitativo di marijuana», ritenuto «sicuramente superiore alle esigenze di scorta di un pur incallito consumatore» e dunque «ragionevolmente riconducibile alla fiorente attività di coltivazione» destinata «in larghissima prevalenza alla vendita». Poi ha sottolineato la presenza di «una rudimentale ma efficiente serra domestica» di marijuana, come attestato dal primo «narcotest». Inoltre il ritrovamento del jammer «comprova l’illiceità dell’intera operazione».

Quindi: entrambi restano in carcare. Ma l’avvocato difensore Ignazio Ballai ha già annunciato il ricorso al Riesame.

Andrea Manunza

RIPRODUZIONE RISERVATA

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