Un gruppo di ricercatori della University of California di San Diego ha pubblicato su Nature Medicine uno studio che potrebbe cambiare il modo in cui viene diagnosticato il carcinoma pancreatico nelle sue fasi iniziali, una delle neoplasie con la più alta mortalità proprio a causa della diagnosi tardiva. Il team ha identificato una combinazione di marcatori metabolici e proteici rilevabili nel sangue capace di distinguere soggetti con lesioni pancreatiche precoci da individui sani con un’accuratezza significativamente superiore rispetto ai test disponibili. Lo studio ha coinvolto oltre duemila partecipanti tra pazienti ad alto rischio, soggetti con pancreatite cronica e controlli sani, con un’analisi prospettica durata diversi anni. I ricercatori hanno osservato che specifiche alterazioni del metabolismo lipidico e della risposta infiammatoria sistemica precedono la comparsa di sintomi clinici evidenti. Questo dato è rilevante perché il carcinoma pancreatico viene spesso diagnosticato quando è già localmente avanzato o metastatico. Secondo gli autori, combinare questi biomarcatori con tecniche di imaging mirate potrebbe consentire programmi di sorveglianza nei soggetti con familiarità o mutazioni genetiche predisponenti. La novità non riguarda solo l’identificazione di una singola proteina, ma un profilo integrato capace di intercettare la malattia in una fase potenzialmente trattabile chirurgicamente. Gli studiosi sottolineano che serviranno ulteriori validazioni prima di introdurre il test nella pratica clinica, ma il lavoro rappresenta uno dei tentativi più solidi per anticipare la diagnosi di una delle neoplasie più aggressive.
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