Giustizia.

«Carceri, sanità al collasso e condizioni disumane» 

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«Quadrati di cemento arroventati, senza servizi igienici e con un’assistenza sanitaria che di sanitario non ha nulla». A dieci anni dalla morte di Marco Pannella, la visita dell’associazione Nessuno tocchi Caino e della Camera penale di Cagliari al penitenziario di Uta restituisce un quadro impietoso: 753 persone detenute, quasi 200 oltre la capienza, un sovraffollamento del 130%. E poi carenza di personale e servizi sanitari insufficienti mettono a dura prova le condizioni di vita nel carcere. Una situazione che, per i promotori dell’iniziativa, rischia di aggravarsi con l’apertura del nuovo reparto destinato al 41-bis.

«Se la Sardegna fino a pochi anni fa non era una regione sovraffollata, oggi comincia a esserlo in maniera seria», dice la presidente dell’associazione, Rita Bernardini. «Tutto ciò si ripercuote su tutta la vita penitenziaria: saltano le attività trattamentali, i colloqui nelle aree verdi e soprattutto l’assistenza medica».Quest’ultima è una delle principali criticità: «Ci sono solo due medici e due psichiatri stabili», sottolinea il presidente della Camera penale di Cagliari, l’avvocato Franco Villa. «Con una popolazione detenuta così elevata e circa 50 persone affette da gravi patologie psichiatriche è impossibile garantire assistenza adeguata». Dall’inizio dell’anno nel carcere si sono registrati due suicidi e altri 13 decessi, numeri che potrebbero aumentare senza un rafforzamento del personale medico e psicologico. L’arrivo dei 90 detenuti in 41-bis è un’altra fonte di preoccupazione. «Sebbene nel reparto ci sia un presidio sanitario, mancano attrezzature e personale dedicato. Il rischio è di aggravare la condizione attuale».

A descrivere le condizioni delle sezioni di isolamento è invece Marina Beraha, del Movimento italiano diritti detenuti: «Il problema maggiore riguarda proprio il numero di detenuti con patologie psichiatriche, che secondo la direzione sono tra il 70 e l’80%, e almeno il 40% assume psicofarmaci». Beraha racconta di celle segnate dagli incendi provocati durante le crisi, dell’assenza di ventilatori per il rischio di autolesionismo e della mancanza di specialisti. Perciò la Camera Penale di Cagliari annuncia l’avvio degli “Stati generali dell’esecuzione penale sarda”. Primo atto sarà la richiesta formale di accesso ai dati ministeriali sulle condizioni della popolazione carceraria e degli istituti di pena.

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