Il conflitto

Carburanti sempre più cari Divorato il taglio delle accise 

Nell’Isola diesel sopra i 2 euro al litro e benzina a 1,731 Adiconsum: compagnie avide, Governo con armi spuntate 

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Il taglio delle accise? Già consumato, sbranato dagli aumenti: i prezzi di diesel e benzina sono di nuovo alle stelle. In Sardegna il ministero delle Imprese e del made in Italy rileva come prezzi medi regionali 2,020 euro al litro per il diesel e 1,731 per la benzina (modalità self) e già lunedì, lungo la Statale 131, tra Sassari e Cagliari soltanto un distributore offriva il gasolio sotto la cifra-soglia dei due euro: 1,999 per la precisione. E lo sconto di Stato è a tempo determinato; i venti giorni scadranno il 7 aprile, martedì dopo Pasquetta, e col ritorno delle accise si volerebbe a 2,30 euro per il diesel e 2 euro per la verde. Mentre il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, dice che valuterà insieme ai colleghi dell’Economia (Giorgetti) e delle Imprese e del Made in Italy (Urso) l’ipotesi di una proroga da inserire già nel prossimo decreto fiscale, il caro-carburanti è stato al centro degli interventi di vari esponenti del centrosinistra durante i lavori del Senato. Parla di «emergenza economica e sociale» la Fapi, associazione dei datori di lavoro dell’artigianato e del commercio, dell’agricoltura, del turismo, dei servizi e dei pensionati: gli aumenti, rimarca il presidente Gino Sciotto, pesano su famiglie e imprese e rischia di frenare l’intero sistema produttivo: senza misure strutturali, come la revisione della fiscalità e sostegni concreti, anche i cantieri del Pnrr potrebbero subire rallentamenti, compromettendo sviluppo e scadenze.

«Revocate Mister Prezzi»

A livello regionale torna a farsi sentire l’Adiconsum Sardegna: il presidente Giorgio Vargiu denuncia «evidenti danni per cittadini e imprese» e chiede al Governo «la revoca immediata di Mister Prezzi e della Commissione di allerta rapida, l'introduzione di un tetto massimo ai prezzi ( price cap ) e l'introduzione in via permanente del sistema di accisa mobile».

Sulla reale efficacia della misura decisa dal governo è guerra di cifre: da un lato Vargiu di Adiconsum rimarca che la riduzione del prezzo medio del gasolio in Sardegna è stata «di appena 9,7 centesimi rispetto ai listini in vigore prima dello sconto fiscale»; dall’altro secondo l’aggiornamento dell’Osservatorio carburanti del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase), dal 16 al 22 marzo il prezzo della benzina è sceso di 40,45 millesimi rispetto alla settimana precedente (-2,23%) e quello del gasolio di 10,30 millesimi (-0,51%).

Controlli inefficaci

Il numero uno di Adiconsum nell’Isola torna ad accusare le compagnie petrolifere: «Hanno aumentato i prezzi prima dell'applicazione del taglio della tassazione e hanno continuato ad aggiornare i listini al rialzo giorno dopo giorno». Rispetto alle cifre fissate dalle compagnie, ha spiegato nei giorni scorsi la responsabile della Faib Confesercenti, Gabriella Ruggiu, i gestori delle stazioni di servizio hanno margini di manovra ridotti: il loro guadagno è fisso (dai 2,5 centesimi ai 5 centesimi al litro, a prescindere dal prezzo, ha precisato Ruggiu) e molti avevano nei serbatoi carburanti acquistati a prezzo pieno e rivendendoli scontati ci avrebbero rimesso «dai 4 agli 8mila euro». Per i consumatori, prosegue Vargiu, tutto ciò ha provocato «un mancato guadagno di 7,3 euro su un pieno di diesel» e di «quasi 5 euro» per la benzina. Non solo: «Contro rincari e speculazioni – prosegue il presidente regionale di Adiconsum – il Governo dispone solo di armi spuntate, e tutti gli annunci di controlli e sanzioni rimangano lettera morta, non avendo Mister Prezzi, Guardia di finanza e Antitrust poteri adeguati. Ci avevano raccontato di aver inasprito le sanzioni contro gli speculatori: invece non solo le sanzioni non sono state inasprite ma non esistono proprio. La Finanza sta eseguendo i controlli a tappetto ma non potrà sanzionare chi pratica prezzi elevati perché non ne ha il potere: possono solo abbaiare ma non mordere perché il Governo non gli ha dato il potere di farlo».

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