Continua il lavoro del Governo per individuare interventi sostenibili per arginare il caro prezzi scatenato dalla guerra in Iran. E tra le ipotesi rispunta anche quella di una tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche. A rilanciarla il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini. «Abbiamo tassato le banche, possiamo anche tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere» dice, prospettando un nuovo intervento «fiscale o normativo» contro le speculazioni dopo aver convocato per domani in prefettura a Milano 14 compagnie di settore, tra le quali Eni, Ip, Tamoil, Q8, le pompe bianche e altri operatori. «Se c'è qualcuno che sta speculando non sono disponibile a tollerarlo», sostiene. Il pacchetto di interventi allo studio del governo per «iniziare a dare una scossa», secondo il ministro delle Imprese Adolfo Urso, potrebbe arrivare nel prossimo Consiglio dei ministri, atteso a fine mese.
Nel mentre l'alto rappresentante Ue Kaja Kallas riassume senza giri di parole la posizione dei 27 dopo il consiglio affari esteri: «gli interessi dell'Europa sono a rischio» e nessuno vuole un «conflitto prolungato o un blocco indefinito dello stretto di Hormuz». L'obiettivo, allora, è di trovare soluzioni diplomatiche, anche innovative -- un esempio è l'iniziativa del Mar Nero che sbloccò l'export del grano ucraino, coinvolgendo l'Onu e un Paese dell'area da garante. «Ne ho parlato con il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres», fa sapere Kallas, evidenziando come la prossima crisi potrebbe essere alimentare dato che la situazione è problematica «per quanto riguarda i fertilizzanti».
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