Ieri pomeriggio non era facile contattare il deputato di Forza Italia Ugo Cappellacci. C’entra il comprensibile imbarazzo di chi ha vissuto le dodici ore più lunghe dell’era Meloni, con la maggioranza che si sfalda due volte di fila sugli emendamenti alla legge elettorale, o il superlavoro d’Aula per mettere in salvo quel che resta della riforma? «No, il problema era solo il wi-fi della Camera: se va in tilt solo due volte in sei giorni è già una buona media».
Vale anche per le coalizioni di governo?
«Guardi che in tutte le maggioranze ci sono sensibilità diverse, e nella storia repubblicana è successo tante volte che una maggioranza andasse giù su un emendamento: non è cascato il mondo e nessun governo si è mai dimesso per una cosa così».
Ma è successo due volte di fila: martedì sulle preferenze…
«… E stamattina su un testo simile. Sì, sono molto dispiaciuto, per un voto e per l’altro. Dico: le preferenze ci sono per le comunali, ci sono per il Parlamento europeo, perché non devono esserci per le elezioni politiche? Ma sono dispiaciuto soprattutto perché chi si proclama protettore dell’elettore e del suo diritto di scelta poi, davanti alla bocciatura delle preferenze, esulta come se avesse vinto i mondiali. Parlo dell’opposizione, chiaramente: mi sembra un atteggiamento molto ipocrita».
L’opposizione aveva annunciato: “Faremo muro”. Se ci si schianta è colpa di chi guida, non del muro.
«Però si è andati sotto su un emendamento che non era presentato dal governo. Non era una fiducia: si votava su un emendamento proposto da una forza di maggioranza senza che fossero maturate le condizioni perché aderissero anche le altre».
Il governo aveva dato parere favorevole.
«L’errore secondo me è stato non rimettersi all’Aula. D’altra parte l’aria che si respirava era abbastanza chiara».
Diamo una mano all’ispettore Lollobrigida, che dà la caccia ai franchi tiratori. Voi di FI siete sospettati.
«Io penso che i franchi tiratori siano ripartiti in tutta la coalizione. Le ripeto che il sentimento diffuso in Aula era abbastanza percepibile».
Lei ha votato usando solo l’indice in modo che fosse chiaro il suo “Sì”, giusto?
«Certamente, lo può confermare la collega che sta seduta accanto a me».
Un po’ come i vannacciani, che fotografano la scheda.
«No: se voti inserendo solo l’indice, il tabellone segnala soltanto che hai votato. Poi come hai votato lo sa chi è accanto a te. Quella di cui parla lei è una cosa diversa, una fotografia».
Lei è un politico navigato: davvero aveva tanta voglia di andarsi a cercare le preferenze una per una?
«Mi permetto di ricordare che sono stato eletto deputato nel collegio uninominale e quindi le preferenze sono andato davvero a cercarle una per una. E sono stato coordinatore regionale del partito: se avessi voluto, avrei potuto tranquillamente evitarlo».
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