Ospedale Oncologico.

Caldo al Businco, blitz dei Nas e dello Spresal 

Condizionatori fuori uso, lungo sopralluogo per risalire alle cause del disservizio 

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Troppo caldo per operatori e, soprattutto, pazienti. Al Businco arrivano i carabinieri del Nas e gli ispettori dello Spresal. L’ispezione è scattata di buon mattino e si è protratta fino al tardo pomeriggio. L’obiettivo era capire come sia possibile che all’ospedale Oncologico dall’inizio di giugno siano fuori uso gli impianti di climatizzazione. Un guasto, le cui cause devono ancora essere chiarite, che con le temperature africane di questi giorni rende quasi invivibili numerosi reparti dove il personale fa turni e straordinari e i malati (che sono lì perché affrontano un tumore, non un mal di pancia) trascorrono lunghe giornate in attesa di visite o cicli di chemioterapia. Gli esiti del lungo sopralluogo dei militari del nucleo antisofisticazioni e degli specialisti della Asl non sono ancora definitivi. Forse un responso arriverà nella giornata di oggi, quando verranno stilati i verbali su quanto visto e raccolto attraverso le testimonianze. E sudato sulla propria pelle.

Reparti invivibili

Di certo, per ora c’è solo che in tutti i piani di via Jenner medici, infermieri, oss e pazienti sperano che il blitz sblocchi una situazione definita «insopportabile» e «incompatibile con un luogo di lavoro e di cura» che si è protratta nonostante una pioggia di segnalazioni. Il malfunzionamento dell’impianto di climatizzazione, che interessa numerose zone dell’ospedale, ha iniziato a farsi sentire all’inizio del mese. Con il passare dei giorni, e il costante aumento delle temperature, il disagio si è trasformato in insopportabile (e ingiusto) patimento. La sala d’attesa di Oncologia medica, al quinto piano, ogni mattina si è trasformata in una fornace: decine e decine di malati hanno aspettato il loro turno di chemio con l’unico “sollievo” dei deboli refoli che entravano dalle finestre, lasciate aperte per far entrare un po’ di aria. E fuori, per capire, c’erano oltre 30 gradi. Le uniche armi erano un ventaglio o la cartella con i referti, da sventolare.

Le denunce

Ad assistere i pazienti ci sono i medici. Diciotto dirigenti del reparto, lo scorso 18 giugno, hanno inviato una lettera-segnalazione ai vertici dell’Arnas Brotzu: «Dal mese di giugno a tutt’oggi gli impianti di climatizzazione presenti negli ambulatori ala A, B e sala d’attesa del quinto piano del nostro nosocomio non risultano funzionanti», scrivevano, «le temperature interne rilevate durante l’orario di servizio superano ampiamente i livelli di sicurezza e comfort» previsti dal testo unico sulla sicurezza sul lavoro. E denunciavano ripercussioni sulla «dignità dei pazienti, in particolare anziani e fragili, in attesa e durante le visite». Risposte? Le scuse dell’azienda, che ha assicurato di occuparsi del problema. Ma niente più. Così mercoledì i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza hanno chiesto, formalmente, l’intervento dello Spresal dell’Asl, che si occupa proprio delle condizioni di sicurezza sui posti di lavoro. Ieri gli ispettori si sono presentati con il Nas dei carabinieri. L’azienda? Ha ri-assicurato impegno.

Il sindacato

«Prima di scuse e promesse di intervento ci si dovrebbe domandare perché la climatizzazione di un ospedale non funziona», attacca Paolo Cugliara, segretario provinciale della Fials. Che prosegue: «Mi risulta che fosse stato reclutato un centinaio di manutentori interni. Ma pare che non si possano nemmeno spostare dal San Michele al Businco perché non hanno mezzi». Queste, conclude Cugliara, «non sono condizioni accettabili. E non vorrei che il problema fosse collegato al cantiere in corso. Sarebbe grave».

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