L’emergenza è sempre più un fattore, ma il Cagliari è una solida realtà ormai, al netto di certi passaggi a vuoto, fisiologici. Contro la Lazio, i rossoblù di Pisacane hanno dato un segnale più forte di quanto possa esprimere l’anonimo zero a zero finale, e in generale una classifica rassicurante e impensabile alla vigilia del campionato a questo punto della stagione. Anche nelle difficoltà più estreme, hanno dimostrato di essere una squadra in tutti i sensi, ben amalgamata dal suo allenatore, organizzata, equilibrata, compatta e costruttiva allo stesso tempo. A prescindere, quindi, dagli interpreti e dalla strategia, dal valore dell’avversario o dalla sua tipologia e dalle situazioni che si vengono a creare in campo nel corso di un match (l’espulsione di Mina a cinque minuti dal novantesimo, l’altro ieri, è stato un banco di prova per tutti, per qualcuno in particolare). Una bella squadra di brutti, sporchi e cattivi se necessario. Una squadra vera.
I due simboli
Potenza di un pareggio, insomma. Va ben al di là del punto che consente di allungare a +5 su Lecce e Cremonese, addirittura a +8 sulla Fiorentina terzultima (in campo, però, oggi alle 18.30 nel derby con il Pisa). Spazza via sul nascere i fantasmi dopo le sconfitte contro Roma e Lecce, magari anche qualche perplessità sul mercato considerato che due tra gli arrivi di gennaio - Dossena e Sulemana - sono stati tra i migliori in campo, e pure il sesto “clean sheet” stagionale. Paradossalmente, dà ulteriore sfogo alle potenzialità della rosa con tutti i suoi effettivi. Perché se oggi il Cagliari è quasi a metà classifica, col doppio dei punti rispetto alle ultime due e virtualmente salvo già a fine febbraio, verrebbe quasi da domandarsi dove sarebbe se nelle ultime tre partite ci fossero stati Gaetano, Borrelli, Deiola e Folorunsho. Senza poi considerare Felici e Belotti, entrambi pezzi portanti dello scacchiere prima che si infortunassero.
Spirito di sacrificio
Dossena e Sulemana sono probabilmente i due simboli del Cagliari anti-Lazio, del Cagliari che sa adattarsi in tempo reale, del Cagliari che non si scompone davanti alle avversità, del Cagliari capace di superare gli ostacoli con una rabbia ferocemente lucida. Di un Cagliari alla continua ricerca di un equilibrio per sopperire agli infortuni senza, però, soffocare il genio di chi poi valorizza tutto questo. Non a caso, i primi a dare l’esempio sabato sono stati Esposito e Kiliçsoy. Non a caso, Palestra, incontenibile, ha avuto spazi e modo per dar sfogo al suo talento, segnando addirittura un gol da attaccante poi annullato per fuorigioco. Non sono casuali nemmeno il palo colpito da Zé Pedro e l’occasione di Adopo, sempre di testa, sul cross chirurgico di Obert, il giocatore che forse ha avuto la crescita più evidente con Pisacane in panchina.
Il percorso
Il febbraio nero rossoblù, schiarito in parte contro la Lazio, si chiude venerdì a Parma. Seguiranno le gare con Como e Pisa prima della grande rivincita col Napoli, stavolta alla Domus, dopo le due sconfitte al “Maradona” al 95’ in campionato e ai rigori in Coppa Italia. Nel frattempo, il Cagliari dovrebbe aver recuperato la maggior parte degli infortunati. E se davvero bastano cinque o sei-sette punti al massimo per archiviare la salvezza, in queste ultime dodici partite di campionato (non sono poche), c’è tutto un mondo da scoprire. Per continuare a crescere come squadra, e non solo.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
