Dopo Gaetano, Deiola. C’è un’altra metamorfosi tecnico-tattica dietro i successi del Cagliari, firmata ancora una volta Pisacane. L’arretramento del giocatore di San Gavino (che probabilmente avrebbe trovato poco spazio quest’anno nel cuore del campo) si è rivelata tra le mosse vincenti, sinora, del tecnico napoletano, insieme a quella di avanzare e allargare Adopo, non a caso il rossoblù che è cresciuto di più tra chi c’era anche la passata stagione.
L’intuizione
Quasi una seconda giovinezza per Deiola, che ad agosto ha spento 31 candeline, proprio nell’anno in cui ha ereditato da Pavoletti la fascia da capitano. Già in passato aveva giocato dietro. A dir il vero, aveva iniziato il percorso nelle giovanili come difensore (per poi salire quasi subito, però). Spesso gli era capitano di farlo anche con Claudio Ranieri in panchina. Mai, però, in modo così stabile e, soprattutto, determinante. «Secondo me è la sua posizione ideale, glielo dico da tempi non sospetti, da quando eravamo compagni di squadra», ha rivelato di recente Pisacane che, alla prima occasione, dunque, ha portato in campo la sua intuizione. Con risultati da subito eccellenti. Le prime risposte durante il precampionato, complici anche le vacanze suppletive post Mondiali di Mina che hanno permesso alla coppia Deiola-Rodríguez di amalgamarsi e crescere step dopo step, sino alle gare ufficiali (peraltro, il colombiano dovrà faticare per riprendersi il posto fisso, almeno nell’immediato).
La doppia veste
Tempismo, tenacia, senso della posizione e, soprattutto, spirito di abnegazione. Così il numero 14 rossoblù si è immerso in questa sua nuova dimensione rivelandosi addirittura un valore aggiunto avendo comunque il dna del centrocampista e la tendenza a proiettarsi in avanti, appena possibile. E proprio da una sua incursione e da un suo colpo di testa nell’area dell’Atalanta è nato il rigore che ha deciso la partita, due sere fa. Prezioso e persino decisivo, insomma.
La gara decisiva
«Cerco di mettere a disposizione le mie caratteristiche, dando da dietro una lettura da centrocampista e aiutando i ragazzi più giovani in generale», ha tenuto a precisare nel post gara di Bergamo, mettendo sempre e comunque la squadra davanti, evidenziando allo stesso tempo i meriti dell’allenatore col quale ha un feeling incredibile. Determinate già a Parma, ha sofferto ma in un modo o nell’altro ha attutito il colpo con l’Inter e con Pio Esposito in particolare, poi di nuovo al potere sino alla sfida con l’Atalanta, quella che più di altre - probabilmente - ha consacrato questa sua metamorfosi. Oltre all’ascesa del suo Cagliari.
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