La strana coppia non scoppia. Anzi, spacca proprio. Da una parte Alessandro Deiola, dall’altra Juan Rodríguez: un mix inedito di grinta, caparbietà, tenacia, tempismo, posizionamento, persino qualità, e soprattutto zero gol subiti nelle prime due partite ufficiali della stagione, tra l’esordio in Coppa Italia con l’Arezzo e quello in campionato col Parma. E dopo i continui collaudi estivi e le prove generali sabato scorso al Tardini, per i guardiani della difesa rossoblù arriva il primo vero esame di maturità contro i campioni d’Italia dell’Inter, tra Lautaro Martínez (se ci sarà), Pio Esposito e Thuram.
La metamorfosi
L’impatto di Deiola in particolare ha sorpreso non poco, per quanto già avesse già giocato in una posizione così arretrata lo scorso anno, e all’inizio del suo percorso nel settore giovanile del Cagliari. Certo non sembrava un difensore adattato cinque giorni fa a Parma, tutt’altro. Ha interpretato il ruolo con il giusto spirito, in base anche a quelle che sono le sue attitudini, e ha guidato il reparto con disinvoltura e autorevolezza allo stesso tempo risolvendo in prima persona le situazioni più rognose. Senza per questo, rinunciare ad attaccare alla prima occasione utile. Ha così sfiorato un palo e dato sfogo e credibilità all’intuizione di Fabio Pisacane, ex difensore, non a caso. «Glielo dicevo già quando eravamo compagni di squadra che poteva giocare in quel ruolo viste le sue caratteristiche», ha svelato lo stesso tecnico napoletano alla vigilia della trasferta emiliana. «E proprio in quel ruolo», ha più volte tenuto a puntualizzare dall’inizio della preparazione alla nuova stagione, «Alessandro può allungare la sua carriera».
Il 1° agosto Deiola ha spento 31 candeline e ha iniziato la dodicesima stagione con la maglia rossoblù, impreziosita quest’anno dalla fascia da capitano sul braccio ereditata da Leonardo Pavoletti. «Qualcosa di indescrivibile», ha ammesso appena rientrato dalle vacanze, visibilmente emozionato ma già carico come una molla per questa doppia nuova sfida, sia tattica che mentale, dunque.
La certezza
Anche per Rodríguez, non sarà un campionato come gli altri, ma quello della svolta dopo il debutto in Serie A a soli 20 anni e le sirene che suonano insistentemente (soprattutto il Bologna continua a monitorarlo dalla fine della passata stagione). Semplicemente glaciale a Parma, non ha sbagliato mezzo intervento. E di partita in partita, cresce l’affiatamento con Deiola nei movimenti e nel prendere le misure del campo, sotto pressione e nell’impostazione della manovra. Bravo nel leggere il pericolo in anticipo, spietato nell’uno contro uno. E dopo un anno di apprendistato con il calcio italiano, può diventare il valore aggiunto là dietro. Il nuovo ct della Celeste Diego Forlán lo ha già “battezzato” per la ripartenza della nazionale uruguaiana dopo il flop Mondiale. Un passo alla volta per Guanchi, come lo chiamano amici e compagni. Ma già la sfida con l’Inter ne vale almeno tre. Per lui, per la difesa e in generale per il nuovo Cagliari di Fabio Pisacane.
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