Serie A.

Cagliari, c’è anche il colpo di coda: Nzola 

Il contratto dell’angolano depositato a 78 secondi dal gong. Felici resta. Cavuoti al Catania 

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Il colpo di coda angolano. Sfumato Bonazzoli (respinta dalla Cremonese anche l’ultima offerta di 4 milioni), il Cagliari trova in extremis l’accordo con la Fiorentina per Nzola depositando il contratto a soli 78 secondi dal gong. Il 30enne attaccante reduce da un campionato in chiaroscuro tra Pisa e Sassuolo, chiude così il cerchio. Arriva in prestito, ma di fatto è un trasferimento a titolo definitivo andando in scadenza nel 2027 con i viola. Ha firmato un contratto annuale con rinnovo automatico al verificarsi di certe condizioni.

In uscita Cavuoti, ceduto al Catania in prestito con diritto di riscatto (i rossoblù conservano comunque un’opzione per un eventuale controriscatto). Resta, invece, nell’Isola Borrelli, che aveva diverse richieste in Serie B. E resta pure Felici, per il quale c’era stato un tentativo in extremis del Verona dopo quello del Genoa.

La nuova linea

Si chiude, così, uno dei mercati più rivoluzionari e sorprendenti nella storia del Cagliari, con sedici volti nuovi e ben ventitré movimenti in uscita tra svincolati, fine prestiti e cessioni. La linea è sempre verde, in concomitanza con l’arrivo del direttore sportivo Pietro Accardi è venuta meno, magari, quella più “patriottica”. Sono, infatti, sbarcati nell’Isola i due inglesi Winks e Akarakiri, lo svizzero Romano (comunque “azzurrabile”), il gambiano Fadera, lo spagnolo di origini nigeriane Kevin Carlos, il francese Massolin. È arrivato persino un giapponese, Sugawara. Infine Nzola, angolano. A loro si aggiungono gli italiani Fazzini, Aurelio, Kofler, Ciervo, Gagliardini e Maldini. Quest’ultimo è, indubbiamente, il colpo dell’estate, il giocatore col più alto tasso qualitativo in rosa dopo le cessioni di Esposito e, soprattutto, Gaetano.

La strategia

Pochi fronzoli, molte scommesse. Il nuovo ds - evidentemente - ha puntato sulla voglia di rivalsa di giocatori reduci da retrocessioni o stagioni magari negative dal punto di vista personale, nella speranza di trasformare poi a giugno la maggior parte dei prestiti in riscatti alle cifre già pattuite. Accardi si è affidato anche alle categorie inferiori e al mercato degli svincolati. In questo modo, ha chiuso tutte le caselle che gli aveva chiesto di coprire l’allenatore Pisacane, con valori tecnici più o meno elevati, seguendo comunque alla lettera una linea tattica ben precisa. La parola ora passa al campo.

Come si cambia

Il reparto che ha subito lo scossone maggiore è stato indubbiamente il centrocampo, dal regista in poi. Oltre a Gaetano, sono andati via Mazzitelli, Folorunsho e Sulemana. Sostituiti da Winks, Fazzini, Romano e, ultimo, Gagliardini. E se il buongiorno si vede dal mattino, il cambio non è stato poi così traumatico, anzi. Profondamente rinnovato pure l’attacco. Dopo nove anni non c’è più Pavoletti, un riferimento per tutta la squadra, non solo sotto porta. Non c’è chiaramente Esposito, e non ci sono nemmeno Belotti e Kiliçsoy. E non c’è Palestra, esterno a tutto campo che ha rappresentato spesso e volentieri il valore aggiunto là davanti. Pisacane riparte da Mendy e Carlos, cavalcando il talento di Maldini, aspettando Trepy, sperando nei gol di Nzola e nella spinta decisiva di Felici, Massolin, Fadera e Ciervo (gli ultimi tre ancora da scoprire).

Le certezze

Lo zoccolo duro resta, dunque, in difesa: Aurelio, Kofler e Sugawara sono per ora alternative, almeno sulla carta, poi si vedrà. Da quest’anno, inoltre, il reparto arretrato può contare anche su Deiola. Non potrà più fare affidamento, invece, su Zappa, passato - più o meno all’improvviso - al Verona dopo sei stagioni da protagonista nell’Isola (altro simbolo di appartenenza perduto, dunque, dopo Pavoletti).

Insomma, una rivoluzione così - soprattutto sotto il profilo numerico, ma anche tecnico - non si era mai vista al Cagliari. Con nuovi punti di riferimento e nuove scommesse. È una certezza confermata già dal campo in avvio di stagione: l’acquisto più importante è stato la conferma di Caprile.

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