L’operazione.

Cacciamine e navi, in mare circa 500 italiani 

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Il “Crotone” ed il “Rimini” sono già in zona da alcune settimane. I due cacciamine italiani che il governo ha messo a disposizione dell'operazione internazionale pronta ad intervenire per la bonifica dello Stretto di Hormuz dagli ordigni piazzati in mare dagli iraniani sono infatti da alcune settimane nel porto di Gibuti.

I cacciamine sono ora aggregati ad Aspides, la missione europea che ha il compito di proteggere le navi che transitano nel Mar Rosso dagli attacchi degli Houthi. Si muoveranno alla volta di Hormuz un volta consolidata la tregua, definita la missione internazionale e ricevuto l'ok del Parlamento. Come sempre, quando si muovono, i cacciamine sono scortati da altri mezzi che ne garantiscono il supporto logistico e l'adeguata cornice di sicurezza. In tutto dovrebbero essere circa 500 i militari italiani impegnati. La nave logistica potrebbe essere l’Atlante, nuova arrivata della classe Vulcano con elevate capacità di imbarco, trasporto, rifornimento in mare, assistenza tecnica e sanitaria. È dotata di moderni sistemi di autodifesa, con sensori, tra cui radar di navigazione e sorveglianza, sonar anti-ostacolo e per la scoperta di incursioni subacquee. Dispone inoltre di un ponte di volo idoneo all'impiego di tutti gli elicotteri in dotazione alla Marina.

A vigilare sulla sicurezza delle operazioni di sminamento potrebbe esserci il “Raimondo Montecuccoli", pattugliatore polivalente con impianti di artiglieria e sistemi con 16 missili Aster. Un'ulteriore nave con funzioni di sicurezza potrebbe essere la fregata “Luigi Rizzo”, che attualmente opera in Aspides.

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