I lavori vanno a rilento, operai in cantiere non se ne vedono tanti – racconta chi passa di lì tutti i giorni –, le nuove sale operatorie del Businco non potranno essere inaugurate presto come promesso. L’Usb, che non ha mollato la presa e prosegue la sua battaglia, avverte: «Dopo oltre sedici mesi, l’opera è ancora soltanto uno “scheletro” di cemento. Chiediamo un commissariamento immediato».
La vicenda
La chiusura delle vecchie sale, ad aprile 2025, si è portata appresso una lunga scia di polemiche e ritardi. L’opera di riqualificazione e ampliamento, finanziata con 11 milioni di euro di fondi Pnrr, era certamente necessaria, ma il modo in cui è stato gestito e portato avanti l’iter, prima dalla precedente direzione generale dell’Arnas, poi dall’attuale, ha suscitato la protesta di sindacati, medici, associazioni di malati, politici di maggioranza e opposizione. Mesi di “trattative”, mobilitazione, comunicati, fino a quando il cantiere è partito, e allora si è sperato almeno che ci sarebbe stata una vera e propria corsa per la conclusione dei lavori, l’allestimento e la ripresa degli interventi chirurgici.
«Invece non si intravede la fine», sottolinea Gianfranco Angioni, referente regionale di Usb Sanità, che continua puntualmente a documentare lo stato di avanzamento dell’edificio. «Siamo di fronte a un disastro annunciato. Il ritardo è ormai intollerabile, e mette seriamente in discussione anche la scadenza annunciata per la fine di dicembre 2026, oggi difficilmente credibile guardando il cantiere. E a pagare il prezzo più alto sono i pazienti oncologici, le loro famiglie e i lavoratori. Non è più accettabile procedere a colpi di annunci e proroghe. Servono decisioni immediate, atti pubblici e responsabilità precise».
Progetto strategico
L’Azienda, con il dg Maurizio Marcias, poco meno di un mese fa in risposta alla precedente denuncia di Usb, ha fatto sapere che si sta procedendo regolarmente, e ricordato che si sta parlando di «un progetto strategico, di un’opera di straordinaria importanza per l’intero sistema sanitario regionale. Il Businco rappresenta infatti l’unico ospedale interamente dedicato alla cura dei tumori in Sardegna».
Ma l’Usb insiste, e nei giorni scorsi è tornato alla carica: «Serve il commissariamento immediato del cantiere, con la nomina di un commissario ad acta dotato di poteri straordinari, risorse adeguate e piena operatività. Chiediamo inoltre la pubblicazione integrale del progetto esecutivo, di un cronoprogramma aggiornato, realistico e vincolante, nonché di uno stato di avanzamento dei lavori certificato e asseverato. Deve essere reso pubblico ogni elemento dell'opera – prosegue Angioni – il quadro economico completo, le risorse già utilizzate, quelle ancora disponibili, le eventuali varianti e le penali applicate o applicabili. La trasparenza è un obbligo».
I dati siano pubblici
Sottolinea una nota del sindacato: «Lo avevamo detto dall’inizio: si sarebbe potuto intervenire riqualificando le sale operatorie esistenti, garantendo la continuità assistenziale e riducendo disagi, costi e rischi. Si è scelto invece di demolire e trasferire le attività fuori dal Businco, spezzando l'assistenza oncologica tra due strutture e causando conseguenze pesanti per tutti. Ora vogliamo conoscere esattamente i dati relativi al numero degli interventi oncologici effettuati prima e dopo il trasferimento, gli interventi rinviati o cancellati, i tempi medi di attesa, il numero di persone attualmente in lista, il personale effettivamente in servizio, tutte le dotazioni disponibili e il numero dei pazienti costretti a rivolgersi fuori regione».
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