Il cambio

Burnham è premier: riforme immediate 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Londra. Un piano decennale a lunga gittata per mettere le basi di un cambiamento “profondo” del Regno Unito, del suo modello politico e di quello economico, e provare a restituire “stabilità” a un Paese che dopo la Brexit sembra averla perduta; ma anche misure sociali immediate per dare “ossigeno” a chi sta peggio. È il messaggio con cui Andy Burnham, 56enne ex ministro ed ex sindaco di Manchester calato su Londra dall’Inghilterra un tempo operaia del nord, inaugura il suo avvento a Downing Street: settimo inquilino in 10 anni in una girandola di premier (5 Tory e 2 Laburisti) mai vista nella storia moderna dell’isola.

Il programma

Un messaggio a grandi linee, per il momento, senza indicazioni certe su coperture, dettagli e contraddizioni da sanare. Che tuttavia proietta almeno la “speranza” (altra parola chiave del “re del Nord”) di una svolta: rispetto sia al biennio dell’impopolare predecessore Keir Starmer, sia - più in generale - ai quattro decenni di ricette neoliberali. Responsabili, nelle parole del nuovo primo ministro di Sua Maestà, dei guai di «una politica centralizzata» e di «un’economia privatizzata» a dismisura. L’ennesima transizione si è consumata senza intoppi, nel rispetto di una liturgia sperimentata. Starmer, dopo aver tentato un’ultima difesa della sua eredità all’atto del congedo finale, ha formalizzato le dimissioni nelle mani di re Carlo III a Buckingham Palace. Il sovrano, al suo quarto premier in 4 anni di regno, ha convocato Burnham, acclamato venerdì leader del Partito laburista di maggioranza, incaricandolo di formare un nuovo governo.

Il nuovo esecutivo

Operazione avviata a stretto giro, secondo un accorto dosaggio ministeriale di volti vecchi e semi-nuovi, di esponenti della soft left progressista a cui Andy viene apparentato e della destra interna più gradita ai mercati. Il progressista Ed Miliband, guiderà ad esempio il Foreign Office, mentre Shabana Mahmood, r esta all’Interno. Accoglienza festosa al suo arrivo a Downing Street al fianco della moglie olandese Marie-France van Heel, compagna di vita fin dagli anni dei comuni studi a Cambridge. E sotto gli occhi commossi della madre Eileen, centralinista originaria di Liverpool, la più irlandese e “rossa” delle città inglesi, che ha allevato il figlio nella fede cattolica e laburista. Il tradizionale discorso d’esordio è stato giocato sulle priorità interne. Burnhan ha evocato la prospettiva di «un piano in 10 anni» per il cambiamento del Paese, ma anche misure «tangibili» rapide, «a partire da domani», per «dare respiro» a chi non ce la fa a star dietro «al costo della vita». «Dobbiamo far meglio» di quanto è stato fatto negli ultimi anni e decenni «e lo faremo», ha tagliato corto. Ha infine richiamato la necessità di riportare sotto controllo i costi del welfare in modo «equo e sostenibile»; ma pure di investire «nella difesa», di restituire un «maggior controllo pubblico sui servizi» essenziali, di mettere fine alla piaga «dei senzatetto». Burnham ha anche revocato il controverso piano di Starmer per una carta d’identità digitale obbligatoria e darà il via libera a nuove licenze di trivellazione di petrolio e gas nel Mare del Nord: iniziativa osteggiata dalla sinistra ecologista ma benvista dai sindacati e da Trump. Infine, Burnham ha incassato i messaggi dei leader alleati, inclusa Giorgia Meloni, e dedicato le prime telefonate a Trump (che ha invitato a Manchester) e a Volodymyr Zelensky. Assicurando di «sostenere Kiev al 100%».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?