Una meravigliosa storia da film, C'è una macchina da presa che la segue passo passo, perché l'impresa sportiva e umana, fatta di resilienza e ori, di lacrime, abbracci e fatica di Federica Brignone finirà anche sul grande schermo: un po' biopic e un po' road movie, con la vita, le opere e i trionfi della più grande sciatrice azzurra, il film è atteso per l'autunno e con ogni probabilità avrà la vetrina della Mostra di Venezia per la prima ufficiale. L'oro conquistato in SuperG ai Giochi di Milano Cortina, un miracolo a 315 giorni dall'incidente sugli sci che sembrava non solo averle compromesso la carriera sportiva, ma addirittura una ripresa fisica ottimale, diventa l'happy end a cui nessun regista, nemmeno di fantasy, avrebbe mai potuto pensare. «C'è una casa di produzione italiana importantissima», racconta all'Ansa la manager storica, Giulia Mancini, al fianco di Brignone dal 2017, «che sta lavorando al docufilm. Federica è diventata ancora più interessante dopo l'infortunio».
Il brand
Aprile di un anno fa per la valdostana rappresenta uno spartiacque: restava tutto quello vinto in carriera, sette coppe del mondo di cui due generali e cinque di specialità, cinque medaglie mondiali e tre olimpiche, ma il futuro, sportivo, era solo una incognita. Non però il marchio che l'azzurra di fatto si era già cucito addosso, anche in termini economici: e certo l'oro vinto a Cortina ha fatto schizzare il borsino delle valutazioni. «Federica era già un brand prima», ci tiene a sottolineare la manager, «è l'unica italiana polivalente ad aver vinto due coppe del mondo generali, insomma solo Deborah Compagnoni ha vinto di più ma a livello olimpico, in un'epoca diversa, ora ci sono i social che in termini di popolarità fanno tanto. Fede li deve seguire per ragioni commerciali, la sua vita privata la tiene piuttosto fuori». Brignone sul mercato vale tanto: "Le sue aziende sponsor sono rimaste al suo fianco e altre sono arrivate anche dopo l'infortunio», spiega Mancini «hanno capito il valore dell'atleta e della persona, molto prima di sapere se poteva davvero arrivare alle Olimpiadi. Vale tanto, ma purtroppo anche se rischia grandi incidenti nel suo sport guadagna un terzo di quanto Sinner incassa dai suoi sponsor...». Sul portafogli del tennista pesano i montepremi di lusso del circuito Atp e quelli delle esibizioni faraoniche, che non ci sono nello sci: la stima, non perfetta può comunque aggirarsi su una cifra sotto i 5 milioni l'anno.
Rischi e motivazioni
Oltre al progetto film è stato depositato anche il suo marchio della “tigre”, ufficiale, al riparo dai tentativi di imitazione Nel futuro tanti progetti in cui lo sci resterà protagonista: «Per le gare decide lei giorno per giorno, anche il gigante di domani vedrà: convive con il dolore a quella gamba e lo avrà per tutta la vita, ha una piastra, chiunque direbbe ma perché rischiare ancora? Queste Olimpiadi erano davvero un sogno, come fare la portabandiera che ha cominciato a prendere forma con la telefonata del presidente del Coni Luciano Buonfiglio che la sceglieva per quel ruolo. “Aspettavo solo questo”, le sue parole. Quel ruolo le ha dato una carica pazzesca».
Riecco Franzoni
In attesa della gara femminile di domani, oggi intanto tocca agli uomini. Alex Vinatzer ha molto da farsi perdonare dopo la defaillance in combinata, poi ci sono Luca De Aliprandini e l’argento in discesa, Giovanni Franzoni (però pettorale 31...) e il giovane Tobias Kastlunger.
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