La missione.

Brigata Sassari, allerta nel Sud del Libano 

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L’allerta è alta, le operazioni militari continuano a pochi chilometri di distanza. Missili e razzi volano sulle teste dei soldati sardi della Brigata Sassari, che da due giorni ha preso la guida dell’operazione “Leonte”. Il comandante, il generale Andrea Fraticelli, dirige i 2800 caschi blu dell’Unifil di stanza nel sud ovest del Libano. Dopo il passaggio di consegne con la Brigata alpina Taurinense, i militari tengono sotto controllo la situazione, monitorando costantemente il territorio. I fanti sardi stanno bene e operano nella fascia di rispetto decretata dall’Onu tra Libano e Israele, fascia violata nei giorni scorsi sia dall’esercito con la stella di David, che dalle forze di Hezbollah, che hanno lanciato missili verso Tel Aviv.

Negli ultimi giorni, da quando sono iniziate le operazioni militari, l’Idf ha colpito 320 obiettivi del partito di Dio legato all’Iran, in Libano, mentre 320mila libanesi hanno lasciato l’area sud del Paese. «Procediamo con l’evacuazione degli abitanti del sud del Libano per la loro difesa: la nostra non è una guerra contro la popolazione libanese, ma contro la proxy iraniana che agisce anche contro la popolazione libanese. Finora, 320.000 libanesi hanno lasciato il sud del Libano», ha confermato il portavoce dell’Idf Effie Defrin.

In questa situazione, i 500 militari sardi che fanno parte della missione Onu continuano a operare nell’area mettendo in campo la loro professionalità. La situazione viene tenuta sotto controllo in una zona che la Brigata Sassari conosce bene visto che è la quarta missione portata avanti nel sud del Libano.

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