Milano. L’inflazione negli Usa che rallenta e i prezzi alla produzione che salgono meno delle attese spingono le Borse in Asia, l’Europa resta cauta e le trimestrali positive di alcune big aiutano ad allentare la pressione sui listini ma l’escalation della guerra in Medio Oriente manda Wall Street in altalena. Il prezzo del petrolio cala mentre quello del gas naturale sale con i trader che valutano l’andamento delle scorte e gli attacchi in Iran che minacciano i flussi sullo stretto di Hormuz. Il benchmark statunitense West Texas Intermediate oscilla tra positivo e negativo scendendo a 78 e poi risalendo sopra i 79 dollari. Il Ttf, il future sul gas naturale scambiato ad Amsterdam, chiude in rialzo del 3,5% a 54,8 euro al megawattora.
Un rally che prosegue da tre giorni con le importazioni diminuite del 10% da marzo e l’escalation del conflitto riduce le speranze di una ripresa a breve termine dei flussi energetici dalla regione. Il problema, osservano gli analisti, non è solo alimentare le scorte in vista dell’inverno; anche le ondate di calore stanno incrementando la domanda di energia. Intanto la Ue ha deciso di mantenere il tetto massimo del prezzo del petrolio al livello attuale fino a giovedì 23 luglio, per evitare il rialzo automatico. Nonostante questo al distributore la “volata” dei prezzi dei carburanti non si ferma e il gasolio sfonda la soglia dei due euro al litro.
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