BRUXELLES. Fioccano gli inviti per il Board of Peace coniato da Donald Trump, ma le risposte non sono incoraggianti. Sinora i leader invitati sono 52 e probabilmente aumenteranno, ma per ora a confermare sono stati solo in otto. Gli altri prendono tempo. Eppure il presidente Usa spinge e vorrebbe chiudere tutto già a Davos, dove si svolge il forum economico. Una timeline molto risicata molto probabilmente incompatibile con la complessità dell’operazione. Ad accettare, a strettissimo giro, sono stati Argentina, Ungheria, Kazakistan, Uzbekistan, Marocco, Albania, Vietnam ed Emirati Arabi Uniti. La maggior parte dei governi invitati - si sottolinea a Bruxelles - ha indicato che la questione è «oggetto di revisione politica e giuridica istituzionale», mentre alcuni hanno sottolineato «la necessità di consultare i propri partner». Discorso a parte la Francia, con Macron che si è subito sfilato, rifiutando l’invito. I leader dei 27 ne discuteranno al vertice straordinario di domani, ma il clima non sembra promettente. «È un documento folle, disegnato per minare alla base le Nazioni Unite», confida un diplomatico. «Sembra una cosa uscita da un brutto film d’azione», chiosa una fonte europea.
A pesare - al di là dei contenuti della Carta, dove a contare davvero è solo Donald Trump - è pure la scelta dei leader. C’è Vladimir Putin (la Russia siede pur sempre al Consiglio di sicurezza dell’Onu) ma anche Alexander Lukashenko, l’intramontabile presidente-dittatore della Bielorussia. Volodymyr Zelensky, confermando di aver ricevuto l’invito, parlando coi giornalisti ha preso tempo, spiegando che i diplomatici ucraini «stanno esaminando» il tutto. Ma «la Russia è il Paese che ci ha dichiarato guerra e la Bielorussia è suo alleato, è ancora molto difficile per me immaginare come potremmo lavorare insieme in qualsiasi tipo di consiglio», ha sottolineato.
D’altra parte il Board of Peace era stato concepito per supervisionare la ricostruzione del territorio palestinese ma il suo statuto, così come formulato ora, non sembra limitarne il ruolo a Gaza (la Striscia o la Palestina non sono menzionate in nessuna parte del documento). Si tratterebbe invece di «un’organizzazione internazionale che mira a promuovere la stabilità, ripristinare un governo affidabile e legittimo e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti», si legge nel preambolo. E «svolgerà tali funzioni di costruzione della pace in conformità con il diritto internazionale».
«Questa iniziativa avrà l’effetto contrario: rivitalizzerà l’Onu e il dibattito sulla riforma delle agenzie internazionali», azzarda un’altra fonte europea, che poi argomenta: «Nessuno vuole vivere in un mondo dove conta solo una persona e gli altri si devono accodare, rimanendo zitti»
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