Sassari.

Bloccata in un ospedale polacco 

Una donna di 68 anni ricoverata da tre mesi non trova posto in Italia 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

La patria e la Sardegna come chimere. Lo sono per una 68enne sassarese, e sua figlia di 40, Federica Cossu, costrette a vederle dalla Polonia dove la prima si trova ricoverata dal 24 maggio nell’ospedale di Breslavia. Sogni resi evanescenti nella loro realtà dai muri della burocrazia che impediscono a entrambe di ritornare nella Penisola. Tutto inizia quando la donna, in vacanza nella Repubblica dell'Est, viene colpita da due perforazioni intestinali e un ascesso nel giro di tre settimane. «Dopo le operazioni chirurgiche i medici la davano per morta», ricorda Federica. Ma da quel reparto di Terapia intensiva, i pronostici funebri vengono invece smentiti perché la paziente, nonostante una patologia oncologica, si riprende in poco più di un mese.

Un miraggio

Sembra una storia a lieto fine il cui epilogo prevede l’orizzonte luminoso delle Alpi e il Belpaese. Ma si tratta, appunto, di un miraggio. «Ho chiesto all’ospedale Niguarda di Milano di ricoverare mia madre». Siamo a luglio e la risposta, negativa, giunge dopo due settimane. La meta diventa la Sardegna, ma la discesa lungo lo Stivale scrive l’ulteriore capitolo di un’odissea. «Il 6 agosto faccio richiesta al Policlinico di Cagliari, il 10 rispondono dicendo che verificheranno la disponibilità, il 18 chiedono le condizioni cliniche di mia madre in modo da scegliere il reparto più appropriato». E se in quelle due settimane la 68enne, trasferita in un reparto di Medicina generale, può essere condotta in Italia, il 20 cala l’ennesima mazzata. «Ha avuto una infezione con sepsi». L’attesa si prolunga, la finestra si chiude per riaprirsi qualche giorno dopo senza che però la musica cambi. «Il 27 hanno chiesto aggiornamenti sulla situazione respiratoria e se poteva affrontare il volo». In un aeromobile, con un team medico a bordo, il cui costo è di 25mila euro circa. «Abbiamo recuperato i soldi con il crowdfunding. Pensavo che fosse la cosa più difficile, è stata la più facile», rimarca la 40enne, impiegata per il ministero della Giustizia a Quartucciu.

La battaglia

È lei ad affrontare la lotta quasi solitaria, a rivolgersi alla Farnesina, l’ambasciata e la Regione, con quest’ultima che rassicura sui rimborsi. Mentre una sua struttura, il Policlinico, il 31 agosto comunica a madre e figlia di soffrire di una grave carenza di posti letto, facendo così risuonare l’eco dell’emergenza sanitaria sarda oltreconfine. Ieri intanto arrivano per mail altre istanze di chiarimenti mentre i medici polacchi assistono al tutto con scetticismo. «Mia madre è un problema per loro». Quella 68enne per cui la Sardegna resta un’illusione. «Provo rabbia- dice Federica- il rimpatrio avrebbe dovuto essere urgente e da tre mesi siamo qua». Alla fine il paese straniero, per le due donne, non è la Polonia ma l’Italia.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?