La strategia è condivisa e sembra pure consolidata: «Se non si approfitta delle offerte fare la spesa è quasi impossibile», taglia corto Paola Salis, 69 anni, carrello e marito al seguito che è di poche parole ma efficaci. «È una vergogna, lo scriva, mi raccomando!», interviene lui mentre fa scorta di pasta (scontata). E non è sicuramente il solo a puntare dritto sulla parte dello scaffale che tra i rincari generalizzati consente di risparmiare qualcosina.
Bisogna anche fare matematica spicciola: «In pratica prendo due pacchi al prezzo di uno», spiega l’uomo che fa incetta di tutti i formati di pasta e dice che le arselle sono roba da ricchi.
Gli occhi dell’Antitrust spalancati sulla grande distribuzione – con indagine conoscitiva appena aperta – non fanno più di tanto notizia la mattina dopo, trascorsa tra i market di Cagliari. Perché quelli (di occhi) dei consumatori sono aperti da tempo. «I prezzi continuano a salire ed è così da anni, non è certo una questione di giorni».
Sconti e malumore
Al netto di qualche impavido pseudo economista, che la prende larga e mette in mezzo in ordine il clima, l’inflazione e pure Trump, c’è chi va diretto al punto.
«Stipendi e pensioni sono sempre gli stessi, ciò che cambia è tutto il resto, compresi gli alimentari di uso comune aumentati tantissimo», osserva con tono a metà tra seccato e rassegnato Renata Piludu, mentre con lo sguardo passa in rassegna i prodotti esposti e l’occhio cade sul latte: «Mi dica lei se è normale, 1,50 euro per un litro di latte non è un semplice rincaro, è proprio un furto. Per non parlare del burro venduto a peso d’oro e della verdura alle stelle».
Ed è un continuo rilancio, col dibattito improvvisato e spontaneo tra vicini di carrello: «E la carne? Ne vogliamo parlare? Il pesce paghi quasi solo a guardarlo. È una situazione insostenibile», intervengono i coniugi Dario e Silvana Saba, entrambi pensionati ed equamente indignati. Si andrebbe avanti a oltranza, con le proteste di chi, cause a parte, riassume la vicenda in modo netto: «La realtà è che da una parte o dall’altra continuano a rubarci i soldi», commenta il signore che non vuol dire il nome ma tiene a esprimere la sua posizione.
Spesa a tappe
Certo il +24,9% degli alimentari – registrato da ottobre 2021 allo stesso mese del 2025 – fa discutere e pesa prepotentemente sui carrelli. Con lo scontrino che sembra allungarsi e le buste sempre più vuote. Così ognuno si affida a vere e proprie strategie per affrontare i folli rialzi al vaglio dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, e prima ancora di chi il problema lo tocca con mano in concreto e ogni giorno.
«Qui la questione è semplice: l’unico modo per cavarsela è fare la spola tra i diversi punti vendita, per usufruire delle offerte in corso e delle varie promozioni. Altrimenti non se ne esce», sentenzia Rita Melis, dall’alto della saggezza dei suoi 81 anni e dell’aiuto offerto dalla nipote, che insieme a lei percorre le tappe di questa processione laica tra i supermercati. Che non garantisce ovviamente la santità ma un risparmio importante sì, e dati i tempi non è un dettaglio trascurabile.
A pensarla così sono in tanti: la conferma è il pienone in un supermercato col nuovo volantino dei ribassi appena partito, e i prodotti cerchiati col pennarello nei dépliant dal titolo avvincente: «I numeri 1. I tuoi preferiti, al miglior prezzo».
Tagli generalizzati
Si ritorna al pesce: «Il reparto ittico lo salto direttamente, ormai è roba da ricchi. Con i prezzi che ci sono finisce che se lo compri non ti restano i soldi per tutto il resto», scherza, ma neanche più di tanto, Simone Tolu, stipendio da impiegato, moglie disoccupata e mutuo puntale come tutte le altre incombenze.
Perché, oltre a svuotare i carrelli, l’impennata del cibo sembra aver stravolto anche le tavole: si continua a tagliare tutto il tagliabile, finendo per rinunciare pure a beni un tempo normali.
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