L’evento.

«Bisogna mettere l’uomo al centro, non l’AI» 

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«Siamo davanti a una grande nuova rivoluzione industriale, che rischia di lasciare a casa milioni di italiani: dobbiamo affrontarla, mettendo al centro l’uomo e di lato l’algoritmo». È la certezza con cui Armando Siri, coordinatore dei dipartimenti della Lega e responsabile della Scuola di formazione politica, ha presentato al Teatro Massimo di Cagliari “L’Arca delle Idee – Manifesto dei Tempi nuovi”.

Una serata, organizzata con un format da spettacolo teatrale (ben diverso da quello classico di comizi o conferenze politiche), nella quale Siri, già sottosegretario alle Infrastrutture, ha spiegato al pubblico cagliaritano il suo manifesto: 16 punti, pubblicati sul sito arcadelleidee.it, con l’uomo al centro come primo e prioritario.

Il cambio

L’obiettivo è ben definito: «Il nuovo Dio si chiama intelligenza artificiale, ma non è a immagine e somiglianza dell’uomo bensì della macchina», spiega Siri. «L’immaginazione non c’è più, la fantasia è di gran lunga ridotta rispetto ai ragazzi di cinquant’anni fa». Per questo ritiene che si debba mettere al centro l’uomo, per «sviscerare con delle proposte concrete quella che deve essere la politica».

Dal palco del Teatro Massimo, ma anche scendendo in platea a parlare direttamente col pubblico, l’esponente della Lega punta pesantemente il dito contro l’intelligenza artificiale: «I ragazzini di oggi sono morti davanti al cellulare, se gli si chiede dove tramonta il sole credono solo a quello che risponde ChatGpt».

La rivoluzione

Secondo Siri, tra provocazioni e volontà di costruire un nuovo linguaggio, si è come quando era nata «la rivoluzione francese, creata perché era cambiato il sistema economico mondiale dell’epoca passando dall’agricoltura all’economia mercantile». Ovviamente con nuovi e diversi protagonisti, molto più attuali: «Comanda Google, mica il Parlamento o altre componenti».

Per questo, in mezzo a richiami dalla Bibbia («Ma non è una lezione di catechismo», ha precisato) e proiezioni sul futuro («Fra cinque anni i bambini non nasceranno più come li conosciamo, ma ci venderanno un figlio su misura come già stanno facendo negli Usa»), Siri avverte: «Dobbiamo investire di più per rendere più semplici gli incontri fra gli esseri umani, senza il digitale di mezzo. Creiamo connessioni per farci sentire più umani».

Gli interventi

Assieme a Siri, sul palco anche Domenico Bagalà, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna. «È un momento di riflessione che serve molto a chi ha una responsabilità pubblica», il suo discorso. «Le connessioni con la Sardegna sono fondamentali per l’economia. L’Isola può cambiare lo sviluppo: si possono fare delle collaborazioni fra le imprese piccole e quelle più grandi con più investimenti». In tal senso insiste su «zona franca doganale, Zes e maggiore collaborazione».

Per Linda Corrias, avvocato e docente, durante la serata «sono stati toccati dei punti sulle leggi universali, che non sono il diritto posto dagli uomini ma un qualcosa di veramente quo. Abbiamo bisogno di concretezza: bisogna essere liberi da filtri, dimenticarci il politicamente corretto».

Federico Deidda, coordinatore di Lega Giovani Sardegna, aggiunge: «La politica per noi deve trattare tematiche vere e sentite, non parlare sempre con slogan. Armando Siri ha testimoniato quello che la politica può essere: non solo immigrazione, ma anche libertà, diritti, giustizia e sopravvivenza dell’essere umano».

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