«C’è un momento nella vita di ogni donna, che arriva puntuale e di cui quasi non si parla, neanche con il medico. Arriva intorno ai 50 anni e cambia il sonno, l’umore e il corpo. Si chiama menopausa e in Sardegna riguarda una donna su quattro», dichiara Stefania Sanna, dirigente medico UOC di Ostetricia e Ginecologia al Policlinico ‘Duilio Casula’: «La Sardegna è un’isola di donne che vivono a lungo. Al primo gennaio di quest’anno i dati Istat riportano 1.554.490 abitanti, di cui 789.818 donne. L’età media supera i 49 anni. La Sardegna è anche l’isola dei centenari: 737 persone con più di 100 anni, di cui 608 sono donne. Vivere tanto è un privilegio, ma significa anche vivere almeno trent’anni in post menopausa con tutte le sue manifestazioni a breve e lungo termine».
«Quante di queste sono pienamente consapevoli della condizione?», si domanda la dottoressa: «Pochissime. L’Italia è l’ultima in Europa per uso della Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS), che viene effettuata solo nel 5% dei casi. Perché? Per paura degli effetti collaterali degli ormoni, disinformazione e carenza di percorsi dedicati del SSN. Oggi le Linee Guida Nazionali e Internazionali raccomandano la terapia ormonale sostitutiva alla luce di numerosi studi scientifici condotti sulla materia, e concordano su un principio: la scelta della terapia deve essere personalizzata in base a età, tempo trascorso dalla menopausa, sintomi, storia clinica e preferenze. La TOS è consigliata alle donne sane sotto i 60 anni o entro i 10 anni dall’ultima mestruazione, senza controindicazioni assolute (storia di tumore ormono-sensibile, trombosi, malattie epatiche attive). La TOS non è solo una cura efficace dei sintomi che compaiono precocemente, come vampate, insonnia, dolori articolari, secchezza, alterazioni dell’umore, ma è anche una terapia protettiva nei confronti delle manifestazioni a lungo termine come i problemi cardiovascolari, l’osteoporosi, la sindrome genito-urinaria, il declino cognitivo. Inoltre, per le donne che non possono assumere la TOS o scelgono di non assumerla, esistono numerosi trattamenti specifici alternativi per i diversi sintomi».
«In Sardegna, come nel resto d’ Italia», precisa Sanna, «è importante diffondere la conoscenza e organizzare i punti di riferimento clinico per le donne in menopausa attraverso i medici di famiglia, i consultori e gli ambulatori dedicati presso gli ospedali nei quali possano essere ascoltati i sintomi e discusse le opzioni terapeutiche più appropriate».
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