Per la morte della figlia di tre mesi, uccisa da un batterio mentre era ricoverata all’ospedale Santissima Trinità nel 2003, i genitori e i nonni della neonata hanno ricevuto ora, dopo 23 anni, un risarcimento di 880 mila euro. Dopo una serie di vicissitudini, il procedimento civile è iniziato nel 2019 davanti al giudice del Tribunale di Cagliari, Giorgio Latti, che ha ritenuto responsabile la struttura sanitaria per lo shock settico da “Klebsiella pneumoniae” contratta dalla bimba durante il ricovero nella Terapia Intensiva Prenatale della Asl 8.
Il procedimento
Ad assistere la famiglia della neonata nell’ultimo procedimento sono stati gli avvocati Alessio Corpino e Barbara Murgia, mentre l’Ats, l’Azienda per la tutela della salute della Sardegna, era difesa dal legale Carlo Carboni. Stando alla ricostruzione della vicenda, i familiari della piccola hanno fatto causa all’ospedale di Is Mirrionis a seguito della morte della neonata, avvenuta il 29 luglio 2003, al terzo mese di vita. La neonata era stata ricoverata il 15 luglio nella divisione pediatrica dell’ospedale Brotzu perché stava male: lì i sanitari le avevano diagnosticato una «stenosi ipertrofica del piloro». Le sue condizioni, stando alle cartelle, erano buone. Due giorni dopo, dunque, stata trasferita alla chirurgia pediatrica del Santissima Trinità, dove era stata sottoposta ad un intervento chirurgico. Nel corso dell’operazione, però, sarebbe stata perforata la mucosa del duodeno (poi suturata), ma una settimana dopo si sono manifestati i sintomi di una peritonite e le condizioni cliniche sono precipitate, tanto da rendere necessario un secondo intervento.
Il decesso
Spostata in rianimazione, con la diagnosi di shock settico, è stata riscontrata la presenza della Klebsiella, un batterio altamente contagioso che è spesso responsabile di molte polmoniti contratte in ambiente ospedaliero. Il procedimento penale nato da quella morte si è concluso con l’assoluzione del medico, tuttavia nel corso del processo sarebbe stato ipotizzato che, seppure accidentalmente, l’ospedale potrebbe aver avuto avuto qualche responsabilità sull’eventuale infezione batterica, ritenuta molto aggressiva. La difesa del Santissima Trinità ha sostenuto che l’infezione contratta dalla bimba non fosse avvenuta in ospedale, visto che nessun altro caso simile si era presentato nel reparto, chiedendo al giudice il rigetto delle richieste di risarcimento.
La sentenza
Il giudice Latti ha chiarito che, con ogni probabilità, l’infezione da Klebsiella sia avvenuto a seguito dell’intervento chirurgico al quale è stata sottoposta la piccola: il batterio potrebbe essere già stato presente nell’intestino della bimba, ma senza causare danni, venendo in contatto con altri organi a seguito della sutura duodenale effettuata nel corso del primo intervento, con effetti letali per la neonata. Da qui la decisione di condannare l’Ats a risarcire i danni ai familiari, quantificati complessivamente in 880mila euro.
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