Il caso.

Biennale, ultimatum Ue: via i russi 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Da un lato il taglio dei fondi europei, per ben due milioni. Dall’altro il rischio di dimissioni del presidente della Biennale. È su questo crinale che si muove la difficile partita del governo sulla presenza della Russia alla mostra internazionale d’arte, proprio mentre la premier Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si apprestano a ricevere oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Proprio alla vigilia della visita la Commissione Europea ha formalizzato l’intenzione di tagliare il contributo alla kermesse a causa della presenza della Russia. L’Agenzia esecutiva per l’istruzione e la cultura (Eacea) ha inviato una lettera per informare la Fondazione della Biennale di Venezia della sua intenzione di sospendere o revocare una sovvenzione in corso pari a due milioni di euro, volontà di cui aveva informato il governo italiano a marzo come segno di “condanna” per la decisione della Biennale. «Gli eventi culturali finanziati con il denaro dei contribuenti europei dovrebbero salvaguardare i valori democratici, promuovere il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione, valori che non vengono rispettati nella Russia odierna», spiega all’Ansa il portavoce della Commissione Ue, Thomas Regnier. La presenza della Russia violerebbe le sanzioni europee comminate alla Russia per l’invasione dell’Ucraina. Le regole vietano di dare spazio a ogni manifestazione o atto che possa configurarsi come propaganda a sostegno del regime. Tanto più che gli artisti che si esibiranno nello spazio espositivo ai Giardini, progettato nel 1914 dall’architetto Alexey Shchusev, saranno portati dalla società di cui è comproprietaria, insieme alla commissaria Anastasia Karneeva, la figlia del potente ministro Sergey Lavrov, Ekaterina. Il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco ha sempre difeso il diritto degli artisti di ogni credo e provenienza ad esprimersi, sostenendo che nessuna norma sia mai stata violata e di aver organizzato spazi per dare voce anche agli artisti dissidenti russi. Una forzatura nei suoi confronti potrebbe indurlo a dimettersi: un rischio che né la premier né il ministro della Cultura Alessandro Giuli vorrebbero affrontare: Buttafuoco è uno dei pochi intellettuali di destra di caratura e la Biennale aprirà i battenti il 9 maggio.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?