«L’esempio più vicino al periodo storico attuale è quello della Belle Époque: un periodo di grande ottimismo, ma che condusse pochi anni dopo alla Prima guerra mondiale. Chi è più avanti nella sfida dei nuovi orizzonti tecnologici vuole afferrare il futuro in termini di controllo e potenza, ma la storia insegna che l’innovazione senza regole genera tensioni geopolitiche». Il tema della guerra è stato ovviamente il primo toccato, ieri, da Pierluigi Bersani, l’ex segretario del Partito democratico che ha fatto tappa a Iglesias con il suo tour di presentazione del libro “Chiedimi chi erano i Beatles”.
Il dibattito
Per l’appuntamento nella cittadina medievale, organizzato dalla Fondazione Berlinguer nel centro culturale di via Cattaneo, l’ex segretario del Partito democratico ha dialogato con le ricercatrici universitarie Alessia Farci e Chiara Pili, in un dibattito coordinato dallo scrittore e docente universitario Luciano Marrocu. A introdurre Bersani sono state le parole del sindaco di Iglesias, Mauro Usai, che ha ricordato i momenti in cui era segretario regionale dei Giovani Democratici mentre Bersani era l’allora segretario del Partito democratico. Assieme a lui, Tore Cherchi, ex parlamentare, già sindaco di Carbonia e presidente della Provincia, oggi presidente della Fondazione Berlinguer, che ha aperto l’incontro.
I temi
L’ex segretario si è soffermato a lungo sulla situazione internazionale: «C’è una competizione aggressiva nel mondo perché ogni potenza vuole afferrare il futuro». Per Bersani, Stati Uniti e Cina sono i principali attori di questa sfida, con strategie diverse: «La Cina entra nei mercati e nello sviluppo tecnologico con un volto meno aggressivo, mentre gli Stati Uniti puntano a controllare le risorse e l’energia, soprattutto in caso di crisi». Nel lungo intervento non è mancata un’analisi sociologica sui giovani dettata dai tempi moderni: la tecnologia, secondo Bersani, sta cambiando la quotidianità, spesso a scapito della responsabilità individuale e delle gerarchie sociali. Ha citato il registro elettronico nelle scuole come esempio: «Lo studente non è più in grado di responsabilizzarsi, i genitori diventano nervosi e gli insegnanti sono immersi in questa situazione».
Il lavoro
Al centro del suo intervento c’è stato però il lavoro, cardine della democrazia italiana: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro – ha voluto ricordare al pubblico che ha affollato il centro culturale di via Cattaneo per ascoltarlo -. La democrazia non sta in piedi se non consegna una reale emancipazione». Secondo Bersani, oggi i giovani vivono una precarietà eccessiva, perdendo quella cultura del lavoro che ha permesso all’Italia di crescere economicamente nel dopoguerra.
«L’Italia – ha voluto ricordare infine - ha una caratteristica storica particolare: non ha mai avuto un vero presidio liberale. Per questo, dal dopoguerra a oggi, ogni volta che la nostra democrazia ha traballato - e sono state molte le occasioni, tra trame eversive, mafie e tentativi di colpo di Stato - non si è mai registrato un “alt” chiaro e deciso proveniente dai piani alti della società, da una borghesia che avrebbe dovuto riconoscersi nei valori liberali e quindi nella difesa della Costituzione».
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