L’emergenza

Benzina e diesel, nell’Isola corsa senza limiti ai rincari 

Da domani il tetto fissato da Eni ma regna l’incertezza: «Occorre capire come reagiranno gli altri operatori» 

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All’orizzonte un tetto al prezzo della benzina e del gasolio, ma il mercato resta esposto a nuovi rincari. L’Eni ha annunciato che da domani, per trenta giorni, i carburanti venduti dalla rete Enilive non potranno superare 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro al litro per il gasolio (self). La società indica una differenza di circa 17 centesimi rispetto ai livelli medi attuali e lascia aperta la possibilità di prolungare la misura fino alla fine dell’anno, secondo l’andamento del mercato e degli approvvigionamenti. È un tetto, è bene precisarlo, deciso dal gruppo per la sua rete (nell’Isola 136 stazioni di servizio), non un prezzo imposto a tutti i distributori. In Sardegna, intanto, prezzi restano alti: con il diesel che raggiunge 2.40 al litro (picco in Italia), la benzina ha come valore medio 2,166 euro al litro, in base all’osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy.

La scelta

Per capire che cosa abbia spinto il gruppo a intervenire, Gabriele Masini, direttore di Staffetta Quotidiana (punto di riferimento informativo per il settore energetico), parte dalla riduzione dello sconto sulle accise, rimasto a cinque centesimi al litro sul solo gasolio perché le risorse pubbliche per ulteriori interventi sono limitate. Eni, nel comunicato, lega il tetto all’agevolazione fiscale in vigore e ai prezzi elevati causati dalla contrazione dell’offerta internazionale di prodotti raffinati. Sul mercato, osserva il giornalista, basta poco per cambiare direzione. La ripresa del passaggio di alcune navi nello stretto di Hormuz ha contribuito la scorsa settimana a far scendere le quotazioni dei prodotti raffinati. Ma le scorte basse e i danni subiti da raffinerie nel Golfo e in Russia continuano, secondo l’esperto, a rendere fragile l’equilibrio tra domanda e offerta. Tra le incognite Masini richiama anche un’eventuale limitazione delle esportazioni statunitensi di gasolio in vista delle elezioni di metà mandato: un’ipotesi ancora da verificare che, se si concretizzasse, potrebbe spingere verso l’alto i prezzi nel resto del mondo. Non mancano le incertezze in un mercato fortemente condizionato dai conflitti che rendono incandescenti molte frontiere del mondo.

Il mercato

Pagherà meno chi si rifornisce in un impianto Enilive. Ma nel mercato non tutti gli operatori sono uguali. Per i concorrenti più piccoli non sarà facile percorrere la stessa strada. «Un’iniziativa di questo tipo costa e può essere sostenuta soprattutto da compagnie integrate, che hanno risorse finanziarie e attività lungo la filiera», spiega Gabriele Masini. Un distributore indipendente, invece, acquista carburante all’ingrosso e deve aggiungere al prezzo d’acquisto altre variabili. Se lo sconto praticato da Eni nella sua rete non si riflette sulle forniture all’ingrosso, per quel rivenditore competere diventa difficile. Masini ricorda che cosa è successo durante precedenti iniziative del gruppo: il prezzo più basso attirò automobilisti verso i suoi impianti, aumentando la pressione sugli approvvigionamenti. Il nodo, dunque, non riguarda soltanto quanti centesimi risparmierà chi fa il pieno, ma anche gli effetti della scelta sulla rete di distribuzione. Proprio per questo Assopetroli-Assoenergia ha convocato un incontro urgente per valutare le conseguenze sugli equilibri del mercato, in particolare le ripercussioni sugli operatori indipendenti.

Il quadro sardo

In Sardegna è sempre d’attualità un interrogativo. Perché la presenza della raffineria Saras non garantisce carburanti meno cari? Masini invita a guardare alla concorrenza negli approvvigionamenti. «I prezzi tendono a scendere dove chi distribuisce può scegliere tra più fornitori, basi di carico o depositi». Nell’Isola, secondo la sua analisi, questa possibilità è più limitata e la pressione a ridurre i prezzi risulta debole. Il direttore di Staffetta Quotidiana non attribuisce quindi automaticamente il divario ai costi dell’insularità: indica nella struttura dell’offerta un fattore da considerare. Resta da vedere quanto durerà il sollievo prodotto dal tetto individuato dall’Eni e come reagiranno gli altri operatori. La durata iniziale è di un mese; l’eventuale proroga dipenderà dalle condizioni.

Il vertice

Si va alla ricerca di soluzioni condivise. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e il titolare della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, hanno convocato il prossimo 8 ottobre le società del settore della raffinazione e della produzione di beni e prodotti derivati. L’obiettivo, si legge in una nota, è «valutare come le raffinerie possano aumentare la produzione dei principali prodotti per mitigare gli effetti dell’attuale scenario internazionale sull’approvvigionamento del Paese».

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