La protagonista.

Bella, sola, disperata: Caterina Murino è Medea «Oltre il mito, racconto una donna che chiede aiuto» 

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Medea torna a parlare con la voce di Caterina Murino, attrice cagliaritana amatissima in tutto il mondo che stasera aprirà al Parco di Molentargius la seconda edizione del “Quartu Cultura Festival” con la rilettura del mito firmata da Orlando Forioso. Parola, musica e tecnologia si intrecciano in una tragedia che mantiene la forza rituale del teatro antico e la accompagna alle voci corse del coro di A Filetta. Per Murino è anche un ritorno nella sua Isola, attraverso uno dei personaggi femminili più estremi, controversi e contemporanei della cultura occidentale.

Caterina Murino, perché portare ancora oggi un classico della tragedia greca come Medea? 


«Questo è uno spettacolo che Orlando Forioso scrisse per me 12 anni fa ed esordì a Bastia. Medea è un classico, e come tutti i classici greci, che raccontano le debolezze umane, non morirà mai. Medea fa parte di queste debolezze: leggiamo sempre troppo spesso di infanticidio, ogni giorno, per cui non è un tema sotterrato nella polvere dei miti greci, ma sempre attuale». 


Che Medea è la vostra?

«Orlando Forioso si è ispirato a Euripide e Seneca. Stilisticamente è un monologo di un’ora e un quarto suddiviso in quindici monologhi: ci sono dei ballerini e alcuni attori, ma non sono parlanti. E dei bambini, ovviamente, e le musiche del coro di A filetta. È una Medea sofferente, estremamente moderna; noi non giustifichiamo il suo gesto ultimo, abbiamo scelto di puntare sulla sua follia, sulla sua solitudine, sul fatto di essere straniera in terra straniera. Soprattutto, volevamo puntare un faro sul fatto che qualsiasi donna, prima di commettere un gesto così grave, dia dei segnali molto chiari che nessuno ascolta. La piccola Beatrice, non è stata ammazzata dalla madre e dal patrigno una sera: c'erano dei chiari segni che chi le stava accanto non ha voluto ascoltare. Quindi: apriamo un pochino più gli occhi, le orecchie, abbiamo il coraggio di parlare e testimoniare».

Il testo non assolve Medea, ma non la riduce neanche a un caso patologico. Ne affronta la complessità senza invitare ad alcun giudizio sommario. Come madre, quanto le costa portarla in scena?

«Ci sono troppi fattori: l’essere sola, l’essere stata sedotta da una persona che le ha raccontato un mondo che poi non è esistito – quante persone si fanno abbindolare? Lo dice anche lei, “fuori casa ci si presenta come sogni, rientrati in casa ridiventiamo i nostri incubi” – ci sono tante cose... l'umano purtroppo affascina e poi si rivela con un'altra maschera. Medea è tutto questo: uccide suo fratello, tradisce la sua famiglia e il suo popolo. Tradisce per aver creduto a un amore che è stato a sua volta tradito: Giasone, dopo averle dato due figli, sposa per interessa Creusa, la figlia del re di Corinto. Quindi ci sono tante anime in lei: per esempio la donna ferita e la madre che capisce che questi bambini rappresentano l'amore che non c'è più».

E poi, come dicevamo, Medea rappresenta la straniera per definizione.

«Medea cerca di farsi accettare, ma colui che l'ha portata a Corinto non farà nulla per far sì che accada: temono Medea e la vogliono scacciare. Io sono sarda, vivo in Francia e cerco di assimilarmi al paese che mi ospita: non significa annientare la mia cultura, ma per essere accettata in un paese devi accettarne la cultura».

Non si corre il rischio di perdere parte della propria identità con l’assimilazione?

«No. In casa mia, chiusa la porta non dimentico chi sono e da dove vengo. Riapro la porta e sono in un paese che mi accoglie, non impongo i miei valori sardi, e per essere accolta devo accettare le leggi e la cultura di chi mi ospita, altrimenti devo tornare a casa mia».

A questo proposito, avrà visto le immagini del turismo selvaggio in Sardegna…

«Sono persone che a casa degli altri pensano di fare quello che fanno a casa loro. Non è così, è proprio questo che dicevo: bisognerebbe imparare che cosa si può fare e cosa non si può fare, al di là del buon gusto e dell'educazione civile. In Sardegna ci sono delle leggi ben precise e molto ferree su tantissime spiagge; allora, forse, dobbiamo fare ancora più sensibilizzazione affinché in qualsiasi angolo del mondo qualsiasi turista abbia queste informazioni».

Lo spettacolo avrà come cornice lo straordinario spettacolo dell’area protetta di Molentargius.

«Entrerà perfettamente nello spettacolo: Medea, con le sue magie e i suoi misteri, richiamerà l'oltretomba, chiamerà tutte le forze della natura per uccidere Creusa… sarà molto più facile portare Medea in un palcoscenico del genere».

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