Una sala così piena non la si vedeva da almeno venticinque anni, segno che la paura ha superato il livello di guardia e che la rabbia sta prendendo il posto dell’attesa. L’assemblea generale dei lavoratori Bekaert, riunita ieri mattina nello stabilimento di Macchiareddu, ha fotografato una comunità ferita ma pronta alla trincea. Tra le tute blu il clima è cupo e le parole dei delegati non lasciano spazio a interpretazioni: la multinazionale belga, dopo oltre mezzo secolo di produzione in Sardegna, ha deciso di staccare la spina, lasciando oltre 200 dipendenti in una condizione di precarietà totale. «Non stiamo parlando di un premio di produzione di 50 euro, stiamo parlando di vivere o morire», è stato il grido d’allarme lanciato dal palco.
Schiaffo al territorio
Il resoconto dell’incontro al Ministero (Mimit) lo scorso 29 aprile, portato oggi all’attenzione della base, ha confermato la freddezza della proprietà. Bekaert ha ribadito che non intende tornare indietro, rifiutando gli incentivi messi sul tavolo da Regione e Governo. Anche il sindaco di Assemini, Mario Puddu, presente all’assemblea per manifestare solidarietà, ha espresso parole durissime verso l’atteggiamento dei vertici aziendali: «Il loro è praticamente uno schiaffo su tutto ciò che avete fatto voi, chi vi ha preceduto, le vostre famiglie e tutto l’indotto. La chiusura di un sito in attivo è l’azione di avidi speculatori per i quali i lavoratori sono considerati esclusivamente come dei semplici numeri».
Reindustrializzazione?
Mentre la società dichiara di voler restare formalmente fino alla vendita, la realtà quotidiana tra i reparti racconta uno smantellamento silenzioso. Molti macchinari sono fermi e l’organico sta calando a causa degli esodi incentivati. «Il mio timore è che questi stiano cercando di prendere tempo per andare oltre e intanto piano piano la gente se ne va», ha confessato un lavoratore prossimo all’uscita. Sul fronte dei nuovi acquirenti, la società Sernet ha comunicato l'esistenza di sei manifestazioni d’interesse, ma ad oggi non esiste ancora un piano industriale concreto. I sindacati (Fsm, Fiom e Uilm) chiedono garanzie reali e non ammettono passi falsi: «La Bekaert va via nella misura in cui c’è un'altra azienda che prende il processo di produzione, punto e basta. Le persone in questi 50 anni hanno dimostrato che vogliono lavorare, non vogliono essere mantenute».
La scadenza
Il 25 giugno nuovo incontro al Mimit: allora si capirà se le promesse di reindustrializzazione sono solide o solo un modo per gestire un declino senza costi per la multinazionale. Cesare Ena, 63 anni, è il veterano dello stabilimento che tra pochi giorni lascerà l’azienda: «Dobbiamo essere una squadra. È finito il tempo di giocare». «La partita va giocata ora», hanno tuonato in coro sindacati e lavoratori.
Sulcis
Il ministro Adolfo Urso ha convocato per il 3 giugno il tavolo al Mimit sulle tre vertenze del polo industriale di Portovesme. Nel vertice, a cui parteciperanno Regione e sindacati, si discuterà di Eurallumina, Sider Alloys e Portovesme srl. Intanto questo pomeriggio a Iglesias si svolgerà un’assemblea pubblica convocata dai metalmeccanici alla presenza dei segretari nazionali.
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