Vaticano. Riprende oggi il processo d’appello sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, con il cardinale Angelo Becciu, condannato in primo grado il 16 dicembre 2023 a cinque anni e mezzo per peculato e truffa, che si è sempre proclamato innocente. Nell’aprile 2025 aveva rinunciato a partecipare al Conclave dopo la morte di papa Francesco, pur avendone diritto. Il 17 marzo scorso la corte d’Appello aveva dichiarato la nullità relativa del primo giudizio, disponendo la rinnovazione del dibattimento per il mancato deposito integrale degli atti da parte dell’accusa. Tra i documenti omessi figuravano parti degli interrogatori di monsignor Alberto Perlasca, ex responsabile dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato e principale accusatore di Becciu. La posizione di Perlasca, inizialmente indagato, era stata poi archiviata.
La difesa del cardinale ipotizza una macchinazione maturata nel contesto delle lotte di potere in Curia. L’avvocato Fabio Viglione si è detto convinto della fondatezza delle ragioni sollevate a tutela dei diritti fondamentali della difesa. Anche papa Leone, aprendo a marzo l’anno giudiziario, aveva sottolineato l’importanza delle garanzie procedurali, dell’imparzialità dei giudici e della ragionevole durata dei processi.
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