«Il governo vuole mettere le mani sulle fonti dei giornalisti». Fnsi e opposizione alzano un muro in difesa di Sigfrido Ranucci dopo che il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha chiesto ai vertici Rai di verificare «la veridicità delle fonti utilizzate» da Report e la «qualità e affidabilità» dei consulenti della trasmissione. Ma almeno per ora la verifica non scatterà perché, è la linea che arriva da viale Mazzini, c’è un’inchiesta in corso.
Le intercettazioni
Il lavoro dei Pm romani è appena all’inizio. E cozza con il silenzio dei quattro accusati di aver eseguito l’attentato contro il giornalista, che per i Pm ha come mandante l’imprenditore Valter Lavitola, amico di Ranucci. Marika De Filippis si è avvalsa della facoltà di non rispondere al Pm, come aveva già fatto nell’interrogatorio di garanzia. Domani con ogni probabilità faranno altrettanto gli altri tre. Tra loro c’è Pellegrino D’Avino: per gli investigatori è lui che ha mantenuto i contatti con Gomes Tavares, factotum di Lavitola. La Procura contesta ai quattro i reati di detenzione di esplosivi e danneggiamento aggravato dal metodo mafioso. E intanto studia le intercettazioni ambientali nelle quali D’Avino fa riferimento a un misterioso “Corrado”. Tutti punti ancora da chiarire e per questo la Rai - spiegano fonti aziendali - non avvierà indagini parallele.
Il ministro querela
Quanto alle richieste arrivate alla Rai da Urso, è il presidente della Fnsi Vittorio Di Trapani a respingerle: la vicenda starebbe diventando «una grande opportunità per chi da tempo prova a liberarsi di Report, mettere a rischio le fonti giornalistiche e indebolire il giornalismo d’inchiesta». Sulla stessa linea il capogruppo M5S al Senato, Luca Pirondini, che parla di «attacco frontale e senza precedenti» al segreto professionale dei giornalisti, accusando l’esecutivo di voler intimidire le fonti e depotenziare le inchieste. «Il governo ha gettato la maschera», dicono i 5 Stelle in Commissione di Vigilanza. Al contrario il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, anche lui componente della Commissione di Vigilanza Rai, ha chiesto chiarimenti sul rapporto tra Ranucci e Lavitola e sulle vicende emerse nelle ultime settimane. Intanto Urso ha dato mandato ai legali per avviare iniziative giudiziarie nei confronti di Lavitola per una inchiesta di Report del 2023: si sosteneva che «il ministro aderisse alla massoneria internazionale», Urso smentì e ora ipotizza che a quella loggia appartenga l’imprenditore.
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