Il volontariato si fa sentire e a ragione chiama in causa la Regione che di anno in anno proroga la convenzione per l’emergenza-urgenza con ambulanza: così da 10 anni. Tutte le volte rivede qualche particolare trascurando la sostanza soprattutto dopo l’entrata in vigore di alcune modifiche della legge. A Oristano si sono ritrovati oltre 100 volontari aderenti all’Anpas- Associazione nazione Pubblica Assistenza, l’Avis e Le Misericordie.
La richiesta
Le tre associazioni di volontariato inserite nella rete nazionale chiedono che la Regione metta mano a una nuova convenzione che stabilisca un rimborso non più forfettario pari a 22 euro a ora, ma che il rimborso avvenga a rendiconto. Tanto spendo, tanto mi accrediti per garantire in maniera equilibrata e giusta l’impiego delle ambulanze di base (senza servizio medico a bordo) dislocate 24 ore su 24 in 55 postazioni. «Il servizio non subirà variazioni di sorta, garanzia massima come sempre è stato. La Regione e l’Areus, l’Azienda regionale emergenza urgenza Sardegna, hanno otto mesi di tempo per aprire il tavolo e concordare una nuova convenzione, il tempo delle proroghe deve finire», dicono a voci unite Lucia Coi, presidente dell’Anpas, Antonio Dettori dell’Avis e Giovanni Mura dell’associazione Le Misericordie.
Novità normative
Tanto più è urgente perché, spiega Lucia Coi, «da gennaio di quest’anno la legge introduce delle norme fiscali per cui dovremmo emettere delle fatture per le prestazioni effettuate e avere una partita Iva quasi fossimo una società commerciale e non di volontariato. Una situazione che non può esistere, l’unica praticabile è il sistema della rendicontazione. Molte regioni l’hanno già attuato, non si comprende perché la Sardegna faccia eccezione. Sia chiaro non è una questione di soldi, chiediamo chiarezza e tranquillità nell’operare».
Questioni aperte
Il sistema dei rimborsi è il problema ma non è l’unico. «Abbiamo difficoltà a trovare volontari, ogni ambulanza richiede oltre l’autista altre due persone qualificate. Alcuni sono necessariamente dipendenti pur mantenendo lo spirito del volontariato al pari di tutti gli altri ma non si può pretendere l’impossibile. La Regione può pensare a incentivi legati, ad esempio, all’assegnazione di un certo punteggio nei concorsi pubblici a chi svolge volontariato, oppure alla formazione che spinga i giovani ad ambire ad altre occupazioni», sottolinea Giovanni Mura. All’Anpas, l’Avis e Le Misericordie che coprono buona parte del servizio di soccorso, si aggiungono anche le associazioni e le cooperative fuori dalla rete nazionale che per motivi pratici difficilmente possono trovarsi a uno stesso tavolo. «Le realtà sono diverse, noi in quanto inserite nella rete nazionale possiamo avere l’affidamento diretto, le cooperative devono procedere con la gara d’appalto».
Tirando le somme: convenzione, rendicontazione, ruolo del volontario. Chiuso il tempo delle proroghe, arriva quello dell’ascolto: «Non chiediamo soldi, la protesta nasce da motivi diversi e tutti di grande importanza. Il fatto è che nessuno ci ascolta, non abbiamo punti di riferimento». Regione batti un colpo.
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