Sono una presenza silenziosa ma costante nei territori, soprattutto nei piccoli centri dove spesso rappresentano il primo presidio operativo, eppure le compagnie barracellari continuano a lavorare con regole fissate quasi quarant’anni fa, nella legge regionale del luglio 1988.
Da qui parte il confronto avviato dalla Regione con comandanti e sindaci, ieri riuniti nella sede dell’ex Cisapi per discutere le modifiche a una normativa ritenuta ormai superata.
In Sardegna oggi operano 5.500 barracelli distribuiti in 170 compagnie, coordinate principalmente a livello comunale. Un modello che, secondo i comandanti, necessita di una regia più strutturata. «Il coordinamento avviene su base locale», spiega Riccardo Paddeu, comandante della compagnia di Alghero e coordinatore regionale insieme a Giuseppe Vargiu: «Sarebbe necessario un sistema più diretto e uniforme». Secondo Paddeu la normativa attuale non tiene conto di strumenti ormai indispensabili per operare in sicurezza: «Dispositivi come giubbotti antiproiettile, bastoni estensibili o spray urticanti non sono previsti dal disciplinare. Alcune compagnie li utilizzano comunque ma senza una regolamentazione chiara». Si chiede inoltre l’apertura di un dialogo con le prefetture per arrivare al passaggio dall’arma lunga alla pistola. Le difficoltà riguardano anche aspetti apparentemente semplici ma fondamentali. «In alcuni casi non è prevista neppure la paletta per segnalare l’alt agli automobilisti, e questo espone gli operatori a rischi concreti, come quello di essere investiti».
Tra le criticità emerse c’è anche la necessità di aggiornare il disciplinare operativo. «Le uniformi previste oggi non sono conformi agli standard di sicurezza richiesti per organismi che svolgono funzioni simili a quelle di polizia», aggiunge Paddeu.
A sottolineare il peso operativo delle compagnie è anche Giuseppe Vargiu comandante della compagnia di Bessude e coordinatore regionale: «Il nostro ruolo è molto variegato: siamo un presidio del territorio e collaboriamo con le forze dell’ordine per fornire supporto dove spesso non arrivano».
Le attività spaziano dalla vigilanza nelle campagne al supporto nelle emergenze, fino alla collaborazione con le amministrazioni locali. «Siamo gli occhi e il braccio operativo nell’agro, soprattutto nei periodi di allerta, sia in inverno sia durante la campagna antincendio estiva. La conoscenza del territorio ci consente di intervenire con rapidità».
Secondo Vargiu, la legge del 1988 non tiene conto delle successive trasformazioni normative e operative: «Dopo 38 anni, non è più adeguata alle leggi attuali, soprattutto in materia ambientale, gestione dei rifiuti e protezione civile».
Per le compagnie, la conferenza è un punto di partenza: «Da anni chiediamo un dialogo stabile con le istituzioni. Finalmente ne vediamo la possibilità».
A chiudere il confronto è l’assessore regionale degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda: «Sono già sul tavolo alcune proposte per adeguare la legge alle nuove esigenze operative, soprattutto in materia ambientale e di protezione civile», spiega.«L’obiettivo è proseguire il confronto con le compagnie barracellari così da raccogliere le principali criticità e definire un percorso condiviso che porti alla revisione della legge del 1988».
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