Genova.

Bambina uccisa: «La madre aveva  isolato le figlie» 

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GENOVA. Aveva isolato le proprie figlie dal resto del mondo. Una, in particolare, nonostante stesse male, nonostante i lividi e le escoriazioni, nonostante la piccola sputasse “carne”, non era stata portata al pronto soccorso «perché altrimenti il nonno paterno avrebbe approfittato della situazione per chiedere l'affido delle bambine». La madre, 44 anni, in carcere assieme al suo amico Emanuel Iannuzzi per maltrattamenti dai quali è derivata la morte della bambina di 2 anni, non voleva che le figlie fossero affidate ad altri. L'avvocato Fabio Scaffidi Fonti che difende il padre naturale delle bambine, è chiaro sul punto: «La madre teneva le figlie isolate e non consentiva contatti diretti con la famiglia paterna. Dopo il suo l'allontanamento dall'abitazione, i rapporti si sono progressivamente interrotti». Scaffidi Fonti sostiene inoltre che nessuno tra i parenti del padre fosse a conoscenza delle condizioni dell'appartamento in cui vivevano le bambine: un ambiente lurido, insano, dove le tre bambine - dalla più piccola di 2 anni alle altre due sorelline di 9 e 7 anni - venivano abbandonate a loro stesse dalla madre quando questa andava dal suo amico. Tutto il giorno, tutta la notte. E la più grande che si prendeva cura delle altre due. Un rapporto insano decritto nell'ordinanza di custodia cautelare come una galleria degli orrori: la madre usava le figlie per fare le pulizie, le insultava quando chiedevano aiuto, pretendeva che la bimba più grande si prendesse cura delle sorelline, lasciava che il suo amico Emanuel Iannuzzi le picchiasse: e non solo la più piccola, verso la quale le violenze erano quotidiane e terribili, ma anche le altre. Come quando la bimba di 7 anni ricevette uno schiaffo a piena mano in faccia perché stava piangendo. E la mamma lì a guardare, a insultare, a minacciare.

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