Mai era stata così dura. In due giorni Giorgia Meloni ha marcato la distanza dalle minacce di Trump all'Iran, e dalla scelta di Israele di proseguire gli attacchi in Libano, denunciando anche "azioni irresponsabili" come quelle su un convoglio Unifil italiano. Il tutto alla vigilia dell'informativa al Parlamento, a due settimane dalla debacle referendaria. Per la prima volta si presenta alla Camera (alle 9) e al Senato (alle 13) dopo una sconfitta, e si annunciano centrali i temi di politica estera.
Il discorso
Non sorvolerà su referendum e riforma della giustizia, e parlerà di sicurezza e lavoro, i due dossier su cui la premier punta per rilanciare l'esecutivo verso il traguardo della fine legislatura e del record di longevità. Meloni ha voluto rimarcare come l'esecutivo non si è mai fermato. Si prosegue in continuità, per la premier non si apre una "fase 2". Questa "informativa sull'azione del governo" dovrebbe durare un'ora e ogni parola sarà pesata per delineare la postura dell'esecutivo anche sul fronte geopolitico. Senza rinnegare le alleanze storiche con Usa e Israele ma rivendicando che, quando non è d'accordo, l'Italia lo dice. In maniera meno esplicita la premier lo ha fatto con Trump. Più decisa nei confronti del governo di Benjamin Netanyahu: dieci giorni fa per il caso Pizzaballa e ora stigmatizzando l'ondata di attacchi in Libano. Una reazione dura perché, nonostante le rassicurazioni che non sarebbe più successo, per la terza volta sono stati colpiti caschi blu italiani.
Cambio di passo
Il cambio di passo si può intuire anche dal fatto che tra i meloniani viene commentato con qualche imbarazzo l'endorsement del vicepresidente Usa JD Vance. Da Budapest, il n.2 di Trump si è detto deluso «da molta leadership politica europea, che non sembra davvero interessata a risolvere» la guerra in Ucraina, rimarcando che gli Usa hanno «avuto aiuto da alcuni partner: Meloni è stata molto utile, ma il più utile è stato Orban». I risvolti del conflitto sono in cima alle preoccupazioni di Palazzo Chigi, anche se misure emergenziali non sono all'ordine del giorno. Il cessate il fuoco «è una buona notizia per la popolazione dell'Iran, dei paesi del Golfo, e quella israeliana. E anche per la nostra economia», ha sottolineato Antonio Tajani in Aula alla Camera.
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