Tel Aviv. Nuovi fermi di attivisti in Cisgiordania. La stretta contro i volontari internazionali impegnati a difesa dei raccoglitori di olive palestinesi ha riguardato ieri un altro gruppo, di cui facevano parte anche cinque italiane, fermato dalle Forze di difesa israeliane. A rendere noto il loro fermo è stata la Farnesina che ha annunciato di aver chiesto chiarimenti a Israele.
La situazione
Le italiane sono state fermate nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, dopo che mercoledì era stata data notizia di un analogo provvedimento preso nei confronti di altri attivisti internazionali, tra i quali due connazionali, Manuel e Alberto Tartarotti, poi espulsi dal Paese. «Non appena informati dell’accaduto, l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme sono entrati in contatto con le autorità israeliane, chiedendo chiarimenti urgenti sulle circostanze del fermo e sulla situazione delle connazionali. La Farnesina al momento ha ottenuto conferma che le italiane si trovano presso una stazione di polizia», ha reso noto il ministero degli Esteri, confermando la presenza di cinque cittadine italiane nel gruppo di attivisti internazionali fermati.
L’operazione
Mercoledì un’operazione su vasta scala dell’Idf aveva portato al blocco e al fermo di circa 90 volontari, tra cui anche il candidato democratico al Congresso degli Stati Uniti Brad Lander, successivamente rilasciato insieme a decine di altri attivisti sotto severe restrizioni di movimento. Nelle stesse ore sono stati trattenuti e poi formalmente espulsi i due italiani, un padre e un figlio originari di Bolzano, Manuel e Alberto Tartarotti, di 35 e 67 anni. I due erano arrivati in Cisgiordania per consegnare fondi umanitari e sostenere la raccolta nei campi. Dopo essere stati detenuti per ore dalla polizia israeliana sono stati espulsi dal Paese con il divieto di rientro in Israele per i prossimi dieci anni.
La raccolta delle olive in Cisgiordania rappresenta da sempre un momento cruciale e ad altissimo rischio di incidenti. Nelle ultime settimane si è registrata un’impennata di attacchi condotti da gruppi di coloni estremisti, culminati lo scorso fine settimana nel ferimento di una fotoreporter del Wall Street Journal e nell’assalto ad alcune auto diplomatiche europee.
La polemica
Intanto una fotografia diffusa dalla stampa israeliana nel febbraio 2025, e mai pubblicata dal ministero dei Trasporti italiano, ritrae Matteo Salvini insieme a Yossi Dagan, uno dei principali leader dei coloni israeliani in Cisgiordania, durante una visita istituzionale del vicepremier in Israele. A riportare alla luce lo scatto è Fanpage, che ricostruisce l’incontro avvenuto alla presenza della ministra israeliana dei Trasporti, Miri Regev, con la quale Salvini aveva in programma un bilaterale ufficiale.
Dagan, presidente del Consiglio regionale di Samaria, è stato successivamente colpito da sanzioni norvegesi con l’accusa di aver incoraggiato o partecipato alle violenze dei coloni contro i palestinesi.
La vicenda solleva le proteste del Pd, che annuncia un’interrogazione parlamentare. «Salvini deve dare una spiegazione all’opinione pubblica italiana», dichiarano i deputati dem Arturo Scotto, Laura Boldrini, Mauro Berruto, Sara Ferrari, Rachele Scarpa, Valentina Ghio e Patrizia Prestipino, denunciando un «fatto gravissimo» e sottolineando che il vicepremier non aveva mai reso pubblico l’incontro.
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