Mirko Manchia, Università di cagliari

«Attenzione ai pazienti ad alto rischio genetico» 

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«Ansia e depressione sono termini spesso applicati per descrivere diversi manifestazioni cliniche di un unico gruppo di disturbi psichiatrici: i disturbi dell’umore, ovvero la depressione maggiore ricorrente e il disturbo bipolare» sottolinea Mirko Manchia, professore associato di psichiatria e direttore della Scuola di specializzazione in psichiatria dell’Università degli studi di Cagliari: «Se l’ansia è un sintomo cardine della sindrome depressiva, soprattutto nelle forme cosiddette agitate o miste, i disturbi d’ansia possono avere una propria manifestazione autonoma, spesso prodromica di disturbi psichiatrici maggiori. Difatti nei pazienti ad alto rischio genetico per disturbo bipolare o depressivo (ovvero figli di almeno un genitore affetto da tali disturbi) l’ansia può presentarsi come sintomo antecedente l’esordio depressivo».

«Non è un caso che le fobie specifiche e il disturbo d’ansia sociale abbiano un esordio molto precoce, spesso nella tarda infanzia, prima adolescenza», specifica lo psichiatra: «La letteratura più recente sfata anche l’idea che i disturbi d’ansia siano in qualche modo più lievi e abbiano un impatto minore sulle persone colpite e sul sistema sanitario. La mortalità da tutte le cause nei pazienti con disturbo d’ansia generalizzata risulta significativamente aumentata, con un rischio maggiore di suicidio».

«L’ultimo report del Global Burden of Disease», prosegue, «indica anche un aumento della prevalenza di depressione e di ansia con un impatto socio-economico sostanziale quantificato negli anni di vita corretti per disabilità (disturbi d’ansia all’undicesimo e disturbi depressivi al quindicesimo posto tra 304 malattie). Nonostante i dati epidemiologici siano evidenti a livello globale mancano indagini epidemiologiche nella nostra Regione».

«Gli ultimi studi sulla depressione», mette in risalto Manchia, «risalgono agli anni 2000 con prevalenza del 10% mentre per l’ansia i dati sono riferiti ai primi anni Novanta con prevalenza del 4%. Da un punto di vista empirico, sebbene non validato con metodi epidemiologici, severo è l’impatto che questi disturbi psichiatrici hanno sui servizi territoriali di salute mentale vista l’attuale numerosità degli accessi. Rilevanti sono poi le forme trattamento resistenti, che almeno nel disturbo depressivo colpiscono circa un terzo dei pazienti e che sono seguiti dai servizi territoriali con approcci multidisciplinari e terapie innovative quali l’esketamina».

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