L’intervista

«Attacchi hacker? È bastata una password» 

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«Era solo una questione di tempo, ma prima o poi doveva accadere». Davide Maiorca, 40 anni, docente di Web Security, Reverse Engineering e Digital Forensics all’Università di Cagliari, oltre a insegnare è uno dei massimi esperti di sicurezza cibernetica. Se lavorasse in ambito sportivo lo si potrebbe definire un allenatore dei difensori, «ma ogni tanto bisogna improvvisarsi anche attaccanti per migliorare il perimetro di difesa delle aziende». E per fare questo, nel 2024 è nata proprio a Cagliari l’associazione Sardinia Len Aps, creata da un gruppo di una settantina di giovani appassionati di informatica e sicurezza cibernetica insieme ad alcuni accademici che insegnano e operano nel settore. L’obiettivo è promuovere appunto la sicurezza informatica e per fare questo, da due anni a questa parte, l’associazione organizza a Cagliari una tre giorni di confronto e competizione in cui si gareggia proprio nell’ambito della CyberChallenge.IT, disciplina con competizioni a vari livelli e campionati nazionali e internazionali.

Professor Maiorca, i fatti di questi giorni e quanto accaduto nella nostra Isola, a Sassari, dove alcuni supermercati sono stati vittima di un attacco hacker, riportano l’attenzione sulla sicurezza informatica.

«C’era da aspettarselo che prima o poi accadesse un attacco di questo genere su sistemi che sono vicini alla popolazione, come ospedali, infrastrutture commerciali o qualcosa di simile. Era solo una questione di tempo».

Come lo definirebbe: un episodio isolato o un’azione di una vera e propria guerra ibrida?

«Oggi è difficile dirlo. La risposta arriverà nel futuro se ci saranno altre azioni di questo tipo come quella dei giorni scorsi che ha coinvolto l’Europa, ma anche il territorio nazionale e dunque l’Isola».

I dispositivi presi di mira erano effettivamente vulnerabili?

«In generale i dispositivi vulnerabili sono tantissimi e per lo più sono pubblici o comunque utilizzati per fini pubblici. Un esperto di questioni informatiche ci poteva pensare facilmente».

Ci spiega come è avvenuto l’attacco e cosa è stato colpito nel caso dei frigo dei supermercati?

«Un tecnico sa bene dove andare a colpire e come fare. Soprattutto se la vulnerabilità consiste nell’attaccare un’interfaccia web per controllare più dispositivi. Banalmente basta colpire la struttura centralizzata per creare molti problemi. Abbiamo analizzato il caso e riscontrato alcune vulnerabilità».

Ci dica qual è stata quella più facile da attaccare.

«L’username e la password per accedere al pannello dei refrigeratori. Non avevano una password costruita con caratteri particolari, numeri e lettere, ma semplicemente un sistema automatico che cambiava quotidianamente la password, utilizzando la data e l’ora del giorno. Hanno analizzato il sistema facendo una radiografia che poi hanno sfruttato per attaccare. A volte le vulnerabilità sono piuttosto banali».

Forse banalmente qualcuno ha pensato che mai si potesse attaccare una catena di frigoriferi nei supermercati?

«Proprio così. C’è una sottovalutazione. Invece, laddove esistono router, telecamere, friggitrici e qualsiasi altro strumento industriale che abbia una componente smart, i sistemi vanno aggiornati in continuazione, ma tutto questo ha un costo per le aziende, soprattutto in termini di formazione del dipendente».

Anche la sottovalutazione però ha un costo...

«Certamente, infatti è l’errore principale che si compie. E il rischio che si corre oggi è altissimo. Noi come associazione no profit Sardinia Len Aps, di cui sono presidente, lavoriamo anche con gli studenti proprio su questi aspetti, sulla formazione, sulle competenze ma soprattutto sulla sensibilizzazione della cultura della prevenzione. Un tema che riguarda la sicurezza informatica sia per quanto riguarda i privati che la pubblica amministrazione. E lo facciamo, anche con le competizioni che vengono organizzate, sostituendoci proprio ai cosiddetti “attaccanti”, in modo da simulare al meglio le situazioni che si possono venire a creare per costruire così al meglio le tattiche di difesa dei sistemi informatici».

I danni che può creare un cyberattacco oggi sono enormi, si va dal cibo ai risparmi fino alle comunicazioni. Nessuno è immune?

«Non c’è la percezione di cosa possa provocare un attacco informatico, ma basti pensare che se un freezer viene manomesso c’è il rischio di mettere in commercio cibo avariato, oppure in un ospedale, un blackout provocato da un attacco hacker potrebbe far saltare i sistemi salvavita. Con l’intelligenza artificiale gli attacchi ai sistemi centralizzati sono più facili e potrebbero certamente aumentare, quindi l’attenzione deve essere massima e si deve lavorare tanto sul fronte della prevenzione, senza guardare al sistema della sicurezza informatica solamente come un costo».

Insomma, il mondo degli attacchi virtuali può essere dominato applicando tecniche del mondo reale, come accade nelle challenge (le competizioni come Sardinia Cyber Camp che si è tenuta dal 28 al 30 marzo a Cagliari) organizzate da Sardinia Len. E quello che sembra un gioco diventa invece fondamentale. Le simulazioni di guerra (ibrida) esistono anche nel mondo virtuale e sono fondamentali per la sicurezza del Paese.

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