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Ascot, operatori senza stipendio: «Si rischia la fuga» 

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Non bastavano le ore di lavoro al limite, e la condizione di “solitudine” e isolamento, i medici che operano negli Ascot (gli Ambulatori straordinari di comunità territoriale), non tutti, ma molti, non stanno prendendo lo stipendio da mesi.

La denuncia è arrivata nei giorni scorsi dai consiglieri regionali di Forza Italia, con Piero Maieli che ha annunciato che «circa 150 medici potrebbero dimettersi o avviare uno sciopero a oltranza a partire dal primo marzo. A questi professionisti è stata chiesta collaborazione e l’hanno data, sostenendo anche spese quotidiane per raggiungere i luoghi di lavoro, ma da mesi non ricevono alcuna retribuzione».

Anche qui la Regione ha subito risposto, ha riconosciuto i ritardi e precisato che la causa sta nella fase transitoria di natura amministrativa dovuta all'attuazione del nuovo Accordo regionale per la Medicina Generale. «Il servizio Ascot non è a rischio: le risorse destinate agli ambulatori sono state rafforzate, passando da 3 a 6 milioni di euro. I fondi coprono le annualità 2025, già erogate, e 2026, la cui distribuzione è in corso, e risultano regolarmente inseriti nella legge finanziaria regionale».

Interviene Federico Contu, segretario regionale del sindacato Fimmg: «I 6 milioni di cui parla la Regione non sono un fondo dedicato agli Ascot, ma risorse pensate per sostenere la medicina generale, in particolare per indennità/incentivi nei territori temporaneamente in carenza assistenziale, cioè per rendere più attrattivo l’incarico nei Comuni che oggi non hanno un medico di famiglia, e per progetti aziendali della medicina generale. In passato, per capirci, queste risorse hanno sostenuto progetti di presa in carico su cronicità come diabete o scompenso cardiaco; oggi, invece, vengono in larga parte assorbite per coprire il funzionamento degli Ascot, con il rischio di togliere ossigeno proprio a quelle attività che rendono l’assistenza primaria davvero “completa” e capace di seguire le persone nel tempo». Prosegue: «Oggi gli Ascot stanno garantendo un servizio essenziale, ma allo stesso tempo strutturalmente fragile, perché privi di governance, cioè di un’architettura organizzativa che metta i medici nelle condizioni di lavorare come medicina generale, con presa in carico, percorsi, strumenti e integrazione con il resto dei servizi». (cr. co.)

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