Il via libera è di pochi giorni fa: la dirigente scolastica del comprensivo Marrubiu-Arborea, Marina Enna, ha espresso parere favorevole al cambiamento di destinazione d’uso dei locali dell’ex asilo di Luri, chiuso dal 2008 e rimasto silenzioso per quasi due decenni. Il Consiglio d’Istituto ha accompagnato la decisione con voto unanime, in un atto che, al di là del valore procedurale, è carico di significato simbolico e pratico: dopo diciotto anni, quell’edificio che fu testimone di una stagione di vitalità demografica oggi sconosciuta potrebbe finalmente tornare a essere un luogo vivo, al servizio della comunità.
La proposta era arrivata dall’amministrazione comunale e ha trovato terreno fertile nell’istituzione scolastica. «Ho sposato subito la proposta – ha dichiarato la dirigente scolastica Marina Enna –. Dopo un accurato sopralluogo, ho provveduto a consegnare all’ufficio scolastico regionale una relazione tecnica dettagliata nella quale ho espresso il mio parere vincolante. Restituire un edificio con un passato così importante alla comunità è un’azione che abbiamo sostenuto tutti con entusiasmo». A dare voce alla memoria del territorio è stato Claudio Civiero, presidente del Consiglio d’Istituto nella componente dei genitori: «Ricordo ancora i tempi in cui avevamo quattro scuole dell’infanzia – ha detto –. È giusto permettere che beni trascurati possano ritrovare a essere luoghi in cui scorre la vita».
Dal Comune fanno sapere che questa operazione rientra in un progetto di rigenerazione urbana più ampio, che non si limita all’ex asilo. Nel mirino, infatti, c’è anche l’ex ambulatorio medico situato nei pressi della chiesa di Luri. L’obiettivo dichiarato è duplice: «Riqualificare gli spazi fisici e, al contempo, creare nuove opportunità per la comunità e anche per il mercato del lavoro locale. Per l’ex ambulatorio si valuta la possibilità di ospitare servizi sanitari, anche in modalità Ascot, un modello che consentirebbe la presenza di medici sul territorio in forme flessibili e innovative». Non manca nemmeno una visione culturale con l’ipotesi di «piccole biblioteche al servizio delle lettrici e dei lettori di ogni età».
Quella di Luri non è una storia isolata, ma lo specchio di una sfida che molti comuni sardi e italiani, si trovano ad affrontare: come ridare senso e funzione a spazi che la denatalità e lo spopolamento hanno svuotato, rispondendo non con rassegnazione, ma con progettazione.
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